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Ad Occhi Chiusi

occhi chiusi immagineUn viaggio sorprendente denso di mistero e di un’angoscia iperbolica permeano il particolarissimo allestimento teatrale tratto dal romanzo “Ad Occhi Chiusi” di Gianrico Carofiglio, messo in scena con grande maestria e duttilità interpretativa dalla compagnia teatrale l’Albatro per la regia di Carlo Fineschi. Tre trame si intrecciano in contemporanea catturando il pubblico in un turbinio di emozioni ed inquietudini crescenti, trasportandolo (secondo la struttura tipica del teatro itinerante) da una location ad un’altra, ognuna delle quali pare rimanere fedele agli stati d’animo dei personaggi ed alla natura delle diverse circostanze, attraverso una sorta di rappresentazione coerente di quest’ultime(incarnata da musica e luci), che sembra dare una concretezza tangibile ed immedesimativa agli stati psichici entro i quali i personaggi sono avvolti o molto spesso ingabbiati.

 

Ambientazioni coinvolgenti ed altamente suggestive dunque, in un percorso conoscitivo e di scoperta che permette allo spettatore di scegliere da quale punto di vista recepire ed osservare la storia : dalla parte della presunta vittima? Del presunto assassino? O dell’avvocato penalista deputato alla difesa della presunta vittima?  Nelle giornate dell'avvocato Guerrieri, ogni tanto - ma sempre troppo spesso per il bene della sua carriera -, piomba una pratica, di quelle che non portano né soldi né gloria, ma solo nuovi nemici. Lui non riesce a rifiutarla, una specie di molla gli scatta dentro. La nuova pratica di “Ad occhi chiusi” gli prospetta una giovane donna vittima di maltrattamenti che ha avuto il coraggio di denunciare l'ex compagno suo persecutore: nessun avvocato vuol rappresentarla per timore delle persone potenti implicate. E la molla che gliela fa accettare sembra essere la ragazza con un'aura di inquietudine, che una sera si presenta assieme all'amico ispettore di polizia nel suo studio per chiedergli di assumere la difesa della donna tormentata. È alta, forte, quasi minacciosa vestita con un giubbotto di cuoio nero e un paio di jeans. Una poliziotta, pensa Guerrieri. «Lei è suor Claudia». E inizia, in tribunale e fuori, una lotta feroce, una caccia accidentata, all'ultimo respiro: psicologicamente rischiosa, persino per quella suora enigmatica. L'autore, Carofiglio, possiede la capacità di rovesciare la lentezza tipica dei tribunali italiani che addormenta le cronache, in un elemento di vivacità e di azione; di tramutare il pigro senso di giustizia che pervade ambienti e contesti, in una scintilla che accende di passione. Gianluca Scianatico, ex compagno della presunta vittima, Martina Fumai, da lei denunciato con l’accusa di molestie sessuali, appare un’uomo controverso, problematico, inquieto ma sostanzialmente irrisolto ed incapace di fare del male, una  personalità che si palesa debole, vittima quasi delle aspettative e quindi delle conseguenti responsabilità che il padre, uomo potente in ambito giudiziario, ha rovesciato su di lui fino a soffocarlo, invidiato negli ambienti da lui frequentati ma soprattutto nella clinica dove lavora, bersaglio di aspre ed eloquenti accuse e critiche caratterizzate da un sottofondo di invidia che animano il chiacchiericcio soffuso, al capo del quale troviamo uno spietato dottor Merisi personalità di un certo spessore nell’ambito della clinica. Martina Fumai è una donna dal passato tormentato e difficile, affetta da gravi turbe psichiche fin dall’adolescenza, l’avvocato Guerrieri onesto, coerente ma privo di coraggio, si è sempre tirato indietro quando era la vita ad esser forte ed a richiedergli quella temerarietà di cui lui ne risultava puntualmente sprovvisto. Ma questa volta no, questa volta ha accettato il caso con il rischio di inimicarsi addirittura il presidente della Corte d’Appello, Ernesto Scianatico, padre dell’ex compagno della Fumai, ora sua cliente. “Ad Occhi chiusi” è un viaggio che racconta i limiti e le paure che dà sempre toccano la vita di ognuno, gli intrecci complicati e molto spesso non voluti entro cui si combina la vita che ci rendono vittime o carnefici inconsapevoli, è una storia di paura, di coraggio, di vendetta e di amore profondo, è il riflesso di milioni di vite, è uno sguardo sulle miriadi di combinazioni e sulle gabbie di vetro create forse dal caso o forse dal nulla che muovo le sorti di ognuno come scaltri burattinai giocosi e beffardi. E’ vita, nella sua forma più semplice e vera, è la vita nella sua grandiosità e durezza ed in quella spietata verità che spiazza. Questo viaggio è in grado di investire e sconvolgere lo spettatore come un mare in tempesta in una sera di Novembre, è la vita che arriva d’impatto, velocemente e che lascia senza fiato. Ed il pubblico non è più solo pubblico, ma è lì, vive esattamente le situazioni dei protagonisti… ed è questa la magia del teatro, è questa la forza di questo viaggio.

 

Montagno Bozzone Sebastiana  

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