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Anni 70, Arte a Roma

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Luigi Ontani, Pinocchio, 1972

Il Palazzo delle Esposizioni di Roma prosegue il cammino d’indagine intrapreso negli anni novanta attraverso le mostre che hanno visto come protagonista Roma, dedicando una retrospettiva al decennio che ha segnato maggiormente la città: gli anni 70. Le opere di circa cento autori italiani e internazionali racconteranno fino al 2 marzo il dinamismo artistico e il fervore che hanno rivoluzionato l’arte contemporanea italiana, facendo emergere gli aspetti culturali più significativi in grado di influenzare tutte le successive vicende artistiche.

 

Una mostra che si snoda come un racconto che mira ad offrire un’ampia e complessa panoramica su un decennio, di fondamentale importanza, per le attività artistiche di Roma, contrassegnate da una pluralità di linguaggi e da un’audace quanto prolifera carica creativa. La fertile attività delle gallerie e delle associazioni culturali, ha svolto un ruolo decisivo nel promuovere e accogliere l’arte contemporanea italiana e internazionale di quegli anni, La Tartaruga di Plinio De Martiis, L’Attico di Fabio Sargentini, o La Salita di Gian Tomaso Liverani, sono solo alcune citazioni delle innumerevoli istituzioni che hanno innalzato Roma a centro artistico per eccellenza.  La mostra si apre con l’opera  Il tempo, lo sbaglio, lo spazio di Gino De Dominicis, immergendo subito lo spettatore in un viaggio dedicato all’arte, lasciandogli la totale libertà di  percorrere le sale e scorgerne le opere guidato dai titoli tematici, che come “meri suggerimenti” sottolineano le discipline e i pensieri che contraddistinsero il binomio anni 70 – Roma.

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Giulio Paolini, Mimesi, 1975

 Il percorso espositivo si dirama attraverso due distinti circuiti, corrispondenti alla prima e alla seconda metà della decade: da una parte troviamo le sale che espongono opere focalizzate sull’analisi dei comportamenti umani e sociali, rivendicando dunque le diversità individuali e le declinazioni personali, e spaziando dall’antropologia alla psicanalisi, con un rapido accenno all’immaginario fantastico della metafisica. Nelle rimanenti sale si collocano le opere che mettono in risalto una profonda riflessione sul linguaggio, che attraverso vari processi creativi differenti, trova nuovi codici espressivi nell’indagine e nella continua ricerca, ridefinendosi di opera in opera. Dall’Arte Povera di Alighiero Boetti e Kounellis si passa ai protagonisti della cosiddetta Scuola Romana  Mario Schifano e Tano Festa, dall’Arte Concettuale e dalla Narrative Art di Giulio Paolini si arriva fino alla Transavanguardia di Francesco Clemente, Sandro Chia ed Enzo Cucchi. Una carrellata di circa 200 opere e una selezione di circa 100 autori italiani e internazionali curata da Daniela Lancioni, descrive attraverso un intreccio di linguaggi differenti l’arte di un decennio che ha scardinato le convenzioni, regalandoci una visione universale su quell’eredità culturale che è ancora oggi portatrice di “insondabile complessità”.

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Gino De Dominicis, Il tempo, lo sbaglio, lo spazio, 1969

 

 

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