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Macbeth

macbeth

 

Opera unica, che ha attraversato e sconfitto il tempo, conquistando l’immortalità, opera di quel maestro immenso, fonte di ispirazione di letterati, poeti e scrittori per secoli … Shakespeare. Il Macbeth, opera, forse parimenti a Re Lear, tra le più complesse e complete del Bardo, viene rivisitata da Gassman (ripresentandola al Teatro Sistina di Roma, in scena da oggi fino al 18 Marzo) con estrema audacia, ma al tempo stesso fedeltà, verso quella che è la versione shakespeariana originale di questo meraviglioso e commovente squarcio di vita, di quello che, con il sangue e con l’inganno diventò sovrano di Scozia … la rivisitazione di Gassman conserva il raro pregio (e da qui la sua fedeltà alla penna Shakesperiana)  di offrirci un dipinto dolce ed umano dell’uomo Macbeth, prima ancora che del sanguinario e cieco sovrano, riuscendo a ripercorrere con estrema lucidità e profonda pacatezza introspettiva ed emozionante la parabola disgraziata e discendente di quest’ uomo, divenuto Re nel sangue e grazie al sangue, in quanto, spronato dalla moglie, uccide il leggittimo erede al trono di Scozia, per acquisire a pieno titolo il potere … e da qui parte la follia Macbethiana, il peso del peccato, la colpa, la vergogna, la perdizione infinita della propria anima … era un uomo buono Macbeth, era un uomo onesto e leale, era un uomo valoroso e giusto, ma la spirale malefica del potere, dell’ingordigia, dell’avidità, l’afferrò una notte vestita da donna … la sua donna … sua moglie, sposa che amava da sempre e per sempre, traendolo a sé in quell’infernale spirale viziosa ed ossessiva del peccato e della perdizione … così lui uccide e diventa Re … ma come potrà mai, ora, far tacere le grida disperate ed assordanti della sua coscienza che impazzano dilaniando la sua anima … come potrà mai perdonare adesso la sua mano ed il suo pugnale che hann strappato il cuore all’erede di Scozia …  come potrà giacere sul trono scevro e lindo,  dimentico del sangue che ingiustamente ed impunemente ha sparso … così si perde in questo circolo doloroso e senza uscita, perde sé stesso e la sua  mente buona e leale … ed è come se essa, adesso, infettata e spaurita, si cibasse solo di altra morte e di altro sangue … così Macbeth divenne il sovrano crudele e malvagio, epiteto con cui accettò, con rassegnazione, di passare alla storia, perché era ormai condannato, perché la sua anima aveva decretato la sua pena di morte, abbandonandolo quindi alla più amara e nera delle perdizioni … così lui uccide e uccide, piangendo e gridando, folle di dolore, solitudine e cieca rassegnazione … la grandezza di quest’opera, rivelante forse più delle altre il genio immenso e unico di Shakespeare, stà nell’essere riuscita a scovare e rendere perfettamente, attraverso la creatura Macbeth, elementi ancestrali, intimi ed essenziali, conficcati e presenti da sempre nell’animo umano, restituendoceli in tutta la loro spaventosa forza delirante e macabra, in maniera sublime, unica, poetica e straziante … parlo dell’avidità, della lealta’, della colpa, della perdizione, ma soprattutto dello smarrimento, alimentato da una follia distruttiva e masochista, che, per Macbeth, traduce solo un lungo grido disperato e sordo, accompagnato dalla consapevolezza di essersi smarrito, di aver perso la propria anima … per sempre … è questa la grandezza universale, immune al tempo ed ai secoli, delle opere shakespeariane: la capacità cioè, di aver colto le mille e sfaccettate complessità dell’animo umano a livello ancestrale ed inconscio, razionalizzandole e ponendocele davanti in una maniera così violenta, così vera, così poetica e sincera, che l’anima non può che riconoscerle e riconoscerci, sentendosene totalmente smarrita ed esterefatta, come qualcosa che è sempre stata presente dentro di noi in maniera potente e sovrana, essenza quasi del nostro complesso e contraddittorio essere, ma impossibile da definire, guardare, toccare. Shakespeare, con il suo genio, è riuscito non solo a definirla e riconoscerla questa impalpabile realtà, ma a estrarla e rappresentarla ponendocela di fronte … potenza che sbalordisce quindi, smarrisce e ricongiunge ogni anima capace di ascoltare, da secoli e (sono sicura), per molti secoli ancora a venire.   

 

Montagno Bozzone Sebastiana              

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