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Sette Spose per Sette Fratelli

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Roberta Lanfranchi e Flavio Montrucchio diretti daMassimo Romeo Piparo danno voce a una delle più celebri storie d’amore di tutti i tempi: “Sette Spose per Sette Fratelli”, reinterpretazione in chiave di Musical sessant’anni dopo l’uscita dell’omonimo film di Stanley Donen.

“In un momento di crisi come questo”, afferma il regista durante la conferenza stampa, “abbiamo preferito tuffarci sul sicuro, su una favola a lieto fine di cui tutti abbiamo bisogno”; questo elemento, associato all’indiscutibile bravura dei protagonisti, conferisce al musical professionalità e rigore scenico.

Piparo continua affermando che le sue alte aspettative sono dovute anche alla bravura di tutti gli altri artisti presenti sul palco, attori capaci di muoversi armonicamente tra le scenografie western di Teresa Caruso, cantando e danzandonelle coreografie di Roberto Croce.

I sei fratelli sfidano il palcoscenico come fossero un tutt’uno; armoniosi e uniti occupano la scena quasi rubandola agli anch’essi eccellenti protagonisti.

La Lanfranchi si afferma nel ruolo di prima donna, graziosa ma con carattere balla e canta armoniosamente, lo stesso vale per Montrucchio che mai come in quest’occasione può vantare di aver vinto come “Grande Fratello”.

Anche gli elementi dell’orchestra dal vivo sono volutamente sette, come i fratelli e le rispettive spose, diretti dal Maestro Emanuele Friello, che per l’occasione porta in scena non solo le meravigliose musiche riadattate in lingua italiana, ma anchequattro brani inediti.

Uno spettacolo riuscito quasi perfettamente, peccato per un piccolo problema di audio all’inizio del primo tempo e per le immagini spesso non centrate dal proiettore.

Adamo, maggiore di sette fratelli, decide di trovare una moglie che si prenda cura di lui e dei più piccoli. Milly, accettando di sposare il primogenito non sapeva di andare in contro a degli esseri rozzi e solitari. Un avvincente percorso intrapreso dalla ragazza porterà i sette fratelli a diventare degli uomini migliori…dei mariti, e chissà forse anche dei padri. 

Al teatro Sistina fino al 16 Marzo

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