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Modigliani,Soutine e gli artisti maledetti.La collezione Netter

Nella sede di Palazzo Cipolla in via del Corso a Roma è di scena la mostra “Modigliani, Soutine, e gli artisti maledetti. La collezione Netter” curata da Marc Restellini, che fino al 6 aprile metterà a confronto i capolavori acquistati da Jonas Netter, ricco collezionista, particolarmente affascinato dal genio creativo di Modigliani e dalla produzione artistica dei pittori di Montparnasse.

   Elvireconcollettobianco1A. Modigliani, Elvire con colletto bianco, 1918

Giungono  a Roma, per la prima volta, 120 opere della ricca collezione di Jonas Netter che, dopo il successo alla Pinacothèque di Parigi e al Palazzo Reale di Milano, propongono uno spaccato degli “anni folli” di inizi Novecento, che trasformarono il quartiere parigino di Montparnasse in un fervido luogo di ritrovo di artisti e intellettuali dell’epoca. A Montparnasse “si beve e si danza. Si fuma e si fa l’amore. Si scrive e si dipinge. Si reinventa l’amore, esattamente come si reinventano i modi di dipingere.” Così descriveva lo storico quartiere parigino, Kiki de Montparnasse, celebre modella e musa ispiratrice di Man Ray. Una calda atmosfera bohèmienne accoglie dunque lo spettatore che rivive i fermenti rivoluzionari di quegli anni in cui, pittori e scrittori si ritrovavano in locali e caffè a discutere di arte o letteratura sorseggiando un bicchiere di vino o di assenzio, a volte qualcuno di troppo. Una ricerca artistica che culminò in quella che il critico Andrè Warnod definì la Scuola di Parigi, un fluido gruppo di pittori, a metà strada fra il Cubismo e il Surrealismo, dagli influssi impressionisti e dei Fauves, che costruì un involucro stilistico sottile, quasi impalpabile, arricchito da una passione interiore misurata e ben dosata nei tratti, che diede vita a una sorta di “Espressionismo Figurativo” dalle note melodiche. Le inclinazioni decadenti, l’elegante inquietudine che modellava i nudi di Modigliani, i suoi ritratti penetrati da un fragile desiderio di perdizione, e i suoi raffinati colli affusolati, catturarono l’attenzione del collezionista alsaziano Netter che, con l’aiuto del mercante d’arte, e poeta polacco Lèopold Zborowski, entrò in contatto con il pittore livornese e con i cosiddetti artisti “maledetti”. Accanto a Elvire con colletto bianco (Elvire con collettino) del 1918 e Fanciulla in abito giallo (Ritratto di giovane donna con collettino) del 1917 e altre opere dello stesso Modigliani, si possono ammirare gli intensi dipinti del sovversivo Chaim Soutine, suo amico, e gli scorci parigini del “periodo bianco” di Utrillo. Solo alcuni dei nomi presenti in questo percorso espositivo che mette a confronto i capolavori di straordinari artisti che, percossi da un profondo quanto sublime malessere esistenziale, attraverso una pittura che si “nutre di disperazione” sono in grado di spogliare l’anima e vestirla di libertà. 

A. Modigliani, Fanciulla in abito giallo, 1917

A. Modigliani, Fanciulla in abito giallo, 1917

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