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Le ricette della Signora Toku

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Uno di quei film che arriva al cuore toccandoti l’anima… la delicatezza nel dipingere l’essenza dell’opera,  esternando (attraverso uno dei processi forse più difficili da compiere) il linguaggio dell’anima è stato realizzato da Naomi Kawase in maniera sublime ed unica… una donna ed una vita difficile, la solitudine mescolata a quel suo dolce sorriso, la forza di reagire combattendo da sola e l’esser riuscita a preservare la preziosità dell’ascoltare, la ricchezza del sentire … sorprendendosi … sempre … ad ogni inverno, ad ogni anno, ad ogni primavera, fino alla fine …

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Mon Roi

mon roi immagine

L’amore e i suoi mille fardelli, l’amore e le sue mille malattie … l’amore e quella voglia immensa di farsi travolgere ubriacandosi di esso … è una corsa, una corsa sfrenata contro il tempo, contro tutto, in cui questo tutto appare come un’ enorme fantasma inconsistente e anonimo … è una di quelle corse in cui ognuno di noi si è buttato  almeno una volta nella vita, con il corpo, le ossa, gli occhi, il cuore, l’anima… uscendone nel migliore dei casi fratturato o ammaccato … altri ne saranno usciti con il cuore in pezzi e gli occhi gonfi … ma altri ancora non ne sono mai più usciti, perché il loro cuore si è frantumato andando in mille pezzi, la loro anima si è spezzata … e di “questi altri” fanno forse parte anche Tony e George, protagonisti della pellicola di Maiwenn … “Mon Roi”

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Dobbiamo parlare

Una passione condivisa, quella per la scrittura … ed un’ amore, di quelli vivi, veri, sinceri, forti … quell’ amore… il loro amore … insieme da dieci anni … lui, Vanni, scrittore e Linda, sua ex allieva …  ed una casa, un rifugio dolce e sereno, dove ogni cosa è al suo posto … da sempre … quella casa … metafora perfetta ed immediata della loro storia … in esatto equilibrio per tutti quegli anni … di quegli equilibri però che non hanno nulla di routinario e noioso, ma che sono pieni di furibonda passione, di sole, di domeniche, di mare, di occhi, di cuore e di musica … idillio sublime … insomma una di quelle storie da cui ci facciamo coccolare, nelle fredde e solitarie sere d’inverno, attraverso uno di quei film perfetti che ce le disegna davanti... e poi un giorno arrivano loro … in piena crisi … sull’orlo di una rottura irriducibile … i loro migliori amici, Costanza e Alfredo … lei psicologa lui chirurgo … incancreniti dalla vita, dal tempo, da tutti quegli anni … ammalati da quei meccanismi che ad un certo punto ci trafiggono  facendoci perdere la meta, il senso, l’essenza … inghiottiti dalla logica dalla comodità, inghiottiti da tutta quella materialità che ci inaridisce un pò tutti, prima o poi … poco per volta … facendoci perdere pezzetti di anima e quindi di cielo, di mani, di sguardi, di battiti, di domeniche, di corse, di vita, di essenza, di ciò che conta … di amore …

Costanza e il Prof hanno perso la bussola, l’hanno persa da chissà quanto tempo, da chissà quanti anni … lei è stata tradita dal Prof e disperata, in una notte, piomba a casa degli amici a riversare tutto il suo dolore … ma quale dolore … qual è il tradimento che la trafigge … non è certo l’amore che nutre per il marito a farla soffrire … no … è solo la fobia di rischiare di perdere tutto ora … la casa, i soldi, il patrimonio di lui … è l’immensa paura di decadere da quel tenore di vita fatto di lusso, di viaggi, di abiti, di vacanze, di incontri, di gente … di quella che conta … e tutto questo emerge gradatamente ai loro occhi, increduli ed attoniti, quegli occhi ancora puri ed incontaminati, da tutti quegli anni, da tutta quella lordura, da quei meccanismi forti e corrotti, da tutta quella mancanza nostalgica, grigia e a tratti struggente, che si aggrappa folle, persa e disperata a tutto quello che c’è, a tutto ciò che si può toccare, che ha un costo ed una pregiata qualità, a tutto quel materiale che non fa altro che far sprofondare ancor più verso il basso e più sprofondi verso il nulla, senza bussola e più ne vuoi di quella qualità, di quell’esclusività … come una droga. Dopo un po’ a casa loro arriva anche Alfredo, il chirurgo “traditore”, ma è davvero lui che ha tradito Costanza? O è stato il Prof ad essere stato tradito da lei e da tutti quegli anni, pieni per lui di mancanze, di assenze, di nostalgia … e vuoti di affetto, di abbracci, di comprensione e complicità … vuoti di tutto… di tutto ciò che conta … e così anche Alfredo è caduto in quella spirale maledetta e disorientante della negazione, della cecità, del tirare avanti, dell’ipocrisia, del far finta di nulla, inaridendosi l’anima … e fà un po’ pena e fà un po’ rabbia … e quella casa e i loro occhi, quelli di Vanni e Linda,  cominciano a contaminarsi di tutto questo, irrimediabilmente … Rubini ci offre un quadro vivo e pregnante di questa inconsolabile contaminazione anche a livello visivo, fisico: la loro casa comincia ad allagarsi, il linoleum si gonfia, il disordine comincia ad inondare quell’equilibrio perfetto che poi perfetto non era … Linda stava scrivendo un libro di nascosto, all’insaputa del marito … sentendosi soffocata dalla sua presenza invadente, come lei stessa la definisce … per la prima volta … ed ecco che tutto quell’equilibrio dolce e trasparente durato dieci anni si spezza e anche la loro bussola annega in quell’acqua penetrante che devasta ogni angolo di quella casa, che era calda e accogliente, che era serena e autentica … loro, devastati e sconvolti si separano, ma per Alfredo e Costanza quella notte è stata solo una delle tante notti in cui quei pezzettini di anima che riuscivano ancora a galleggiare in quella nera lordura ipocrita, si accendevano, inducendoli a vomitarsi addosso tutto, con estrema passione e sincerità, ma erano solo momenti per loro …  sprazzi, solo attimi di luce … il giorno dopo erano già annegati nella loro ormai solita perdizione: “Siamo delle sanguisughe” esordisce Costanza, congedandosi da Vanni “scusaci per stanotte” … già … perché inconsapevolmente erano riusciti a compiere quel rituale iniziatico su due anime che erano ancora belle, ancora vere, ancora essenziali … spaurendole e dividendole … forse per sempre …              

 

 

 

Montagno Bozzone Sebastiana

 

Quel fantastico peggior anno della mia vita

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Due ragazzi e quegli anni lì … folli, forti, sfrenati, amplificati, veloci, veri … due ragazzi e l’adolescenza … due ragazzi e quel tempo così prezioso ed unico … fatto di sogni, speranze, risate e gioie … quel tempo lì in cui la parola d’ordine avrebbe dovuto essere futuro. Questa è la storia di Rachel e Greg, due giovani americani con una voglia immensa di vivere e ridere … amici? No, o per lo meno non da sempre, lo diventarono dopo che Rachel si ammalò, scoprendolo per caso, di colpo … in quella bellissima e assolata giornata di primavera, in quello studio illuminato da pareti bianco perla davanti a quella scrivania colorata del medico di famiglia, che stonava con le sue parole, con quello che le stava dicendo … quella luce, quei colori, tutta quella primavera, tutta quella vita, che riusciva perfino ad illuminare  le pareti di un qualunque e anonimo studio medico, cosa centrava con la sua malattia … perchè … e tutto d’improvviso le apparve stonato, fuori posto.

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L’attimo fuggente

Occorre il maestro che rompe gli schemi perché gli obiettivi si facciano più interessanti, è innegabile. Commentare questo straordinario film - che per altro vede il compianto Robin Williams nella sua prova migliore a mio parere - apre scenari infiniti quanto a osservazioni e interpretazioni. Invece mi soffermerò su uno dei momenti più belli del film, la lezione sul linguaggio della poesia. In una scala di preferenze, porrei questa sequenza esattamente dopo la celebre scena del "carpe diem".

Il testo in esame è "Comprendere la poesia", di Evans Pritchard.

Leggete questo interessante passaggio dal film: "Dobbiamo anzitutto conoscerne la metrica, la rima e le figure retoriche, e poi porci due domande: uno, con quanta efficacia sia stato reso il fine poetico, due quanto sia importante tale fine. La prima domanda valuta la forma di una poesia, la seconda ne valuta l’importanza. Una volta risposto a queste domande, determinare la grandezza di una poesia diventa una questione relativamente semplice. (Keating si appresta a disegnare degli assi cartesiani sulla lavagna) Se segniamo la perfezione di una poesia sull’asse orizzontale di un grafico, e la sua importanza su quello verticale, sarà sufficiente calcolare l’area totale della poesia per misurarne la grandezza. Un sonetto di Byron può avere valori alti in verticale, ma soltanto medi in orizzontale. Un sonetto di Shakespeare d’altro canto avrà valori molto alti in orizzontale e in verticale, con un’imponente area totale che di conseguenza ne rivela l’autentica grandezza. Procedendo nella lettura di questo libro, esercitatevi in tale metodo di valutazione, accrescendo così la vostra capacità di valutare la poesia, aumenterà il vostro godimento e la comprensione della poesia”. (Keating comincia il suo "attacco" alle fantomatiche teorie)

"Escrementi, ecco cosa penso delle teorie di Pritchard. Si può giudicare una poesia facendo una hit parade?"

(qui il colpo di scena) "Strappate la pagina, anzi l’intera introduzione. Non è la Bibbia, non andrete certo all’Inferno. Continuate a strappare, questa è una battaglia, una guerra, e le vittime sarebbero i vostri cuori e le vostre anime. Basta con i J. Evans Pritchard. E ora, miei adorati, imparerete a pensare con la vostra testa. Imparerete ad assaporare parole e linguaggio. Qualunque cosa si dica in giro, parole e idee possono cambiare il mondo".  Keating li vuole portare a esprimere un loro parere su cosa sia la poesia, cosa il poeta cerchi, e qui la sequenza si fa davvero imperdibile. Weir la costruisce in un "gioco a incastri" in cui incastona alcuni momenti della lezione, quelli salienti, in cui emerge imperiosa la natura di questo docente sui generis e va concretizzandosi il suo ascendente sugli allievi. Ho sempre trovato molto divertente, ancorché interessante, lo stupore dei ragazzi dinanzi al crescendo di proposte di Keating. Gli studenti si aspettano ciò che convenzionalmente un insegnante somministra loro, invece prende forma un affastellarsi di contro-proposte che suscita l'interesse dei discenti, crea in loro interesse e curiosità, abbozza una possibilità di stima e di conseguenza di rispetto. Keating invita i ragazzi a riflettere sul sinonimo più appropriato a un determinato contesto, perchè l'uomo e di conseguenza il linguaggio si sono evoluti, ma la risposta del timidissimo Anderson - convenzionale e "troppo giusta" - viene contrastata da quella di Keating di "rimorchiare le donne". E' un contrasto molto interessante, che fa scattare la consapevolezza dell'avere dinanzi un professore che si pone come loro pari e non come autorità indiscussa e troppo lontana dal loro mondo. Segue un crescendo di "siparietti" tutti inseriti nella medesima logica. Non si perda il dettaglio del sedersi sui banchi, abbandonando la consueta e "troppo giusta" posizione, oppure il "grazie per aver partecipato" del prof nei riguardi dello studente abituato a farsi beffe delle regole, fino ad arrivare all'invito a "guardare il mondo da diverse angolazioni". La piccola sequenza dello stare tutti a turno in piedi sulla cattedra è il culmine di questa lezione sul linguaggio e ha contorni molto definiti: gli studenti comprendano il valore del linguaggio, arricchiscano il proprio lessico, ma allo stesso tempo non imbriglino le loro menti in recinti già definiti, escano dall'ordinario, cerchino piuttosto una loro personale visione. Lo straordinario come valore essenziale per essere adulti che lascino il segno, secondo una logica di individualismo positivo che riesca a contrastare la massificazione asservita a sistemi economici conservatori e sempre uguali a se stessi. Ci sono coloro che si dicono assolutamente contrari a un tipo di approccio didattico di questo tipo, che creerebbe nello studente una sorta di "straniamento", una perdita di punti di riferimento, ecc. Io invece sono assolutamente concorde, fermo restando che alla base di una relazione didattica di questo tipo si debba porre la coerenza e il fermo proposito di non porsi come "amico" quanto piuttosto di un adulto disposto al dialogo e all'aiuto concreto. Sempre più oggi questo mestiere richiede competenze in merito a una didattica non solo quanto più possibile interdisciplinare, ma anche orientata verso una comprensione del mondo giovanile, un "patteggiamento" utile a creare interrelazioni significative.

 

Montagno Bozzone Sebastiana

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