imageimage

Un messaggio da Gaia per tutti noi

In principio era Gaia, il pianeta vivente, avrebbe detto lo scienziato inglese James Lovelock, che nel 1979 (poi in Gaia.Nuove idee sull'ecologia Bollati Boringhieri 1981) estrasse dal cilindro una formidabile teoria sulla natura del nostro pianeta, visto come un unico superorganismo vivente. Per interpretare la vita di Gaia-Terra Lovelock pensò fosse necessario fondare anche una nuova scienza, che chiamò geofisiologia. Tale scienza mescolava le scienze della terra (come la chimica, la mineralogia e la geologia) con le scienze della vita (come la biologia e la medicina). Le evoluzioni del vivente e del non vivente venivano improvvisamente correlate e viste entrambe come indissolubilmente legate e in tal modo si considerava importante la storia del pianeta nel suo complesso.

 

 

gaia2

 

La teoria di Gaia non fu però unanimemente accettata dalla comunità degli scienziati: alcuni la considerarono una visione troppo edulcorata delle cose e gli elementi naturali sembrarono irrealisticamente armonici e collaborativi gli uni con gli altri mentre la teoria darwiniana spiegava che era sempre il più forte e il più adatto ad affermarsi, a scapito degli altri, che soccombevano. Per molti non c’era nessuna mutua collaborazione tra viventi e non viventi. Ed ecco che Lovelock si sforzò di dar credito alla sua idea con lo strano esempio di un pianeta ricoperto di margherite (Daisylandia).

Nelle regioni equatoriali più calde di questo pianeta immaginario le margherite erano bianche, in modo da respingere i raggi solari, mentre nelle zone polari erano nere, così da assorbire maggiormente il calore. Quando il sole di Daisylandia diminuì il suo irraggiamento le margherite bianche morirono, sostituite da quelle nere, più adatte alle mutate condizioni. In questo modo il pianeta si riequilibrava da solo, in seguito a un mutamento energetico e di temperatura. Tale esempio poteva essere utilizzato anche per il caso della Terra attuale. Nel 2006 Lovelock pubblicò un’altra sconvolgente opera intitolata La rivolta di Gaia.

In essa spiegava come il pianeta vivente poteva decidere di ribellarsi ai mutamenti climatici (effetto serra, ed altro) provocati dall’uomo con una reazione che poteva estromettere l’uomo stesso dal pianeta, eliminandolo come elemento nocivo all’equilibrio vivente del pianeta stesso. Ebbene sì. Il comportamento dell’uomo, che consuma voracemente e senza fine risorse, sfruttando ogni atomo e produce continuamente scorie, detriti ed emissioni inquinanti, viene paragonato a quello di un parassita che a forza di aggredire il suo ospite (in questo caso la Terra-Gaia) lo fa morire e in tal modo condanna anche se stesso alla fine.

 

 

In realtà il pianeta può riuscire a salvarsi, e forse a salvare anche la vita in esso, estromettendo l’uomo dalla plancia dei comandi. Se analizziamo la situazione contemporanea su questi temi, non è incoraggiante. Nonostante qualche timido accordo (vedi protocollo di Kyoto) e i buoni propositi di alcuni governanti l’inquinamento dei mari, dell’aria e le emissioni di CO2, negli ultimi trent’anni sono vertiginosamente aumentate e non sembra si sia trovata una soluzione soddisfacente in proposito. I consumi, le necessità energetiche, le cattive abitudini dei vecchi paesi industrializzati (perlopiù occidentali) a cui si sono aggiunti quelle ugualmente irrispettose dell’ambiente di quelli di nuova industrializzazione (Cina, India, Brasile, ecc.) non fa ben sperare nella possibilità di bloccare la bomba ad orologeria ambientale prima di raggiungere il punto di non-ritorno, ammesso che non si sia già raggiunto.

 

gaia1

 

Ai problemi degli inquinamenti antropici, cioè causati dall’uomo, si somma anche la questione del vertiginoso aumento della popolazione (siamo 6 miliardi e quanti miliardi il pianeta può reggere senza collassate?), che deve spartirsi un numero sempre più limitato di risorse, tra l’altro divise non equamente e spesso sprecate, distrutte e impiegate male o assimilate con una logica predatoria, che è quella più globalmente imperante rispetto ad una più collaborativa e rispettosa delle realtà locali e della finitezza delle materie prime, come invece dovrebbe essere. Ci penserà Gaia, eliminando sbrigativamente il superfluo(l’uomo), a ristabilire l’equilibrio del vivente? In un sistema fragile e naturalmente instabile come quello della Natura l’elemento umano sta intervenendo in modi dei quali nemmeno è fino in fondo consapevole e di cui non ha il pieno controllo, provocando effetti secondari che potrebbero minacciare sia la sua sopravvivenza come specie uomo sia la vita sulla Terra nel suo complesso sia, in casi estremi, la stessa sopravvivenza del pianeta.

Segnalando la malafede della maggior parte delle società umane su questi temi, nonostante i proclami e le buone intenzioni, e senza entrare nei particolari degli effetti nefasti per l’equilibrio ambientale che avrebbero i mutamenti climatici temuti e da alcuni previsti (surriscaldamento globale per effetto serra, interruzione delle correnti oceaniche calde, scioglimento dei ghiacci ai poli, inondazioni catastrofiche, tempeste, maremoti, improvvisi aumenti e diminuzioni delle temperature con rischi di siccità o di periodi di glaciazione, estinzione di specie animali e vegetali, pandemie, morte per fame, per violenze derivate dalla scarsità di risorse, migrazioni di massa, guerre) diciamo, forse per rincuorarci, che in ogni caso l’avventura dell’uomo sul nostro pianeta, al netto delle sue condannabili ed esecrabili azioni, presenti e future, che minano l’equilibrio del pianeta stesso, non è ipotizzata come eterna.

 

gaia3

 

Lo scrittore di fantascienza Isaac Asimov disse una volta in un suo intervento che la speranza di durata della specie umana Homo sapiens era di massimo un milione di anni, indipendentemente dalle disavventure che esso poteva avere su Gaia. Altri scienziati hanno chiaramente indicato che la durata media di vita di qualsiasi specie di mammiferi, nella storia terrestre è stata sempre di massimo 5/10 milioni di anni (se vogliamo avere una speranza di esistenza più protratta ne tempo) e comunque le stime di durata di una civiltà tecnologica, prima di implodere, sono di massimo 20.000 anni.

A tutte queste valutazioni aggiungiamo che anche il pianeta Terra non è eterno e, escludendo eventi catastrofici sempre possibili - impatto di asteroidi o corpi celesti di massa sufficiente, esplosione di una supernova nelle vicinanze del sistema solare, risucchio della Terra stessa da parte di un buco nero o una stella errante nella galassia – tra 5 miliardi di anni al massimo il Sole si trasformerà in una stella nana rossa, assorbirà il nostro pianeta, per poi spegnersi lentamente e porre fine al Sistema Solare, senza considerare che tra 3,5 miliardi di anni la galassia di Andromeda si fonderà con la nostra galassia (via lattea) con conseguenze, anche gravitazionali imponderabili. Ma noi non ci saremo.

La vita sulla Terra potrebbe essere messa a tacere per sempre, prima di allora, anche dall’impatto di un asteroide, dall’allargamento del buco dell’ozono, dal collasso gravitazionale di alcune stelle supergiganti rosse non troppo lontane da noi come Betelgeuse o Antares, da una guerra nucleare, da piogge acide globali, da una glaciazione globale, dall’estinzione di insetti chiave per l’impollinazione delle piante, come le api, o da un’eruzione vulcanica particolarmente massiva e tossica. Tutto è quindi precario e provvisorio.    

Nonostante ciò è opportuno capire bene cosa è possibile fare per preservare più possibile intatto il pianeta su cui viviamo e quali comportamenti adottare per rendere la nostra permanenza sulla Terra la migliore possibile sia per noi che per tutti gli altri e per le generazioni a venire. Diventare amici di Gaia è un ottimo modo per poterci garantire una migliore sopravvivenza, da qui al prossimo futuro, cercando di superare le storture delel nostre cattive abitudini e di ampliare la coscienza di ognuno su questi temi. Al di là del pessimismo di alcuni e dell’ottimismo di altri è bene essere realisti.