BLUE BOOK 2014 E SERVIZIO IDRICO INTEGRATO

idrici1Mercoledi 14 maggio si è svolta presso la nuova Aula dei Gruppi Parlamentari di Roma la presentazione del Blue Book 2014 sui dati del Servizio Idrico Integrato in Italia, a cura della fondazione Utilitatis e in collaborazione con Federutility. Un momento canonico, in cui gli addetti ai lavori e la politica si confrontano sulla situazione idrica nazionale e le prospettive da intraprendere.

Fu la Legge Galli del 1994 a parlare per la prima volta di Servizio Idrico Integrato. A distanza di vent’anni esatti non si può non mettere in evidenza la distanza che separa i desiderata che quella norma intendeva esaudire e le concrete attuazioni conseguite. Vi è ancora un’eccessiva ed incomprensibile frammentazione della gestione idrica sul territorio nazionale, che amplifica un livello gestionale non sempre adeguatamente efficiente e aiuta sprechi e carrozzoni (come l’esempio dell’acqua all’arsenico di Roma testimonia). Così come scarsa è la mobilitazione di tutte quelle risorse finanziarie da dedicare agli investimenti nel settore idrico, spesso lasciate alle sole deboli spalle della fiscalità generale, senza che siano adeguatamente attivati canali alternativi di co financing,come ad esempio il ricorso ai water bondsui mercati finanziari permetterebbe di fare. Questo consentirebbe di adeguare le reti idriche, migliorarne la qualità, ridurne drasticamente le perdite, rinnovare le centrali di sollevamento spesso obsolete e per questo incredibilmente dispendiose da un punto di visto energetico, facendo così diminuire quelle spese energetiche che sono la voce principale sul costo finale del servizio reso all’utenza. Occorre insomma fare del servizio idrico un asset strategico del nostro Paese, come avviene in tutti i paesi occidentali.

E’ necessario che la politica concentri su di essotutti gli sforzi possibili affinché si creino le premesse di un vero e proprio New Deal, liberando risorse pubbliche e investimenti, adeguando il passo dell’Italia con altri importanti partner internazionali e permettendo al servizio idrico non solo di recuperare i costi ma di essere sempre più improntato a criteri di economicità ed efficienza, a ottimi standard prestazionali e gestionali, e di ridurre al minimo un impatto ambientale oggi non più moralmente sostenibile. Gli esiti referendari del 2011 hanno decretato il passaggio delle funzioni regolatorie del servizio all’AEEGSI e ha disposto la semplificazione amministrativa ridisegnando le Autorità d’Ambito locali.

Ad oggi in ben 16 Ambiti Territoriali Ottimali non si è proceduto all’affidamento del Servizio Idrico Integrato. Occorre pertanto individuare al più presto l’affidamento del SII anche negli altri ATO lasciati scoperti, facendo in modo che l’aspetto gestionale del servizio rimanga in mano pubblica magarantendo al tempo stesso alti tassi di qualità e massima trasparenza amministrativa.La sostenibilità del servizio idrico passa inequivocabilmente per una nuova cultura amministrativa, all’interno della quale la gestione della risorsa idrica cammini di pari passo con la tutela ambientale e il potenziamento di risorse energetiche alternative.

Dopo i referendum del 2011, con l’abolizione del principio che voleva recuperare dalla tariffa idrica non solo i costi di gestione ma trarne anche profitto, è iniziata una vera e propria rivoluzione copernicana. Ora è necessario che si compiano atti conseguenti rispetto alla nuova normativa italiana e comunitaria, e fare dell’Italia tutta, da Nord e Sud, un fiore all’occhiello nella gestione del sistema idrico e dei servizi ad essa collegati.