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Le Responsabilità del dipendente pubblico e le sanzioni disciplinari

La responsabilità del dipendente pubblico per la sua condotta sul luogo di lavoro viene individuata in primis dalla Costituzione, dal Codice disciplinare e del Contratto Nazionale. L’attività del dipendente pubblico è generalmente correlata a quattro tipologie di responsabilità che può avere risvolti penali, civili, amministrativo-contabili e disciplinari. Oltre alle suddette tipologie di responsabilità sopra menzionate va eventualmente integrata la responsabilità dirigenziale, che interessa solo chi ricopre il ruolo di dirigente pubblico.

Il Codice di comportamento regolamenta le prescrizioni dei dipendenti pubblici e i principi a cui l’attività del lavoratore pubblico deve conformarsi. Tra i più importanti non possiamo non citare il principio di trasparenza, di semplificazione, di efficacia e di incorruttibilità.

Alla luce degli obblighi stabiliti dal contratto di pubblico impiego, i dipendenti pubblici sono responsabili per la condotta sul luogo di lavoro. Ci riferiamo ad una responsabilità che può avere ricadute sotto l’aspetto penale, civile, amministrativo, contabile e disciplinare e che può assumere 5 fattispecie:

La responsabilità del dipendente pubblico può assumere 5 fattispecie:

  • responsabilità civile, se arreca danni a terzi;
  • responsabilità penale, se commette una fattispecie di reato;
  • responsabilità amministrativo-contabile, se arreca un danno erariale all’amministrazione di appartenenza o ad un’altra;
  • responsabilità disciplinare, se viola obblighi sanciti dal CCNL;
  • responsabilità dirigenziale, infine, se il dipendente pubblico riveste il ruolo di dirigente e non raggiunge gli obiettivi previsti o si discosta dalle direttive dell’organo di vertice;

Peraltro in caso di responsabilità accertate, il dipendente pubblico è tenuto, oltretutto, al risarcimento del danno all’immagine della PA..

La disciplina della responsabilità disciplinare e dirigenziale è stata integralmente rinnovata nel 2001 ad opera del D.lgs n. 165 in materia di privatizzazione del rapporto di pubblico impiego mentre le altre tipologie - civile, penale e amministrativo-contabile – trovano origine direttamente dall’art. 28 della Carta costituzionale che recita quanto segue:

″I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici.″

Le diverse forme di responsabilità del dipendente pubblico non sono incompatibili o alternative tra loro, anzi, molto spesso possono coesistere contemporaneamente. Analizziamo ad esempio un caso di scuola: se un dipendente pubblico commette il reato di corruzione - ex articolo 319 del Codice Penale -, affianco alla responsabilità penale si delinea anche quella civile per il danno arrecato a terzi e quella amministrativo-contabile per il danno erariale e all’immagine dell’amministrazione di appartenenza. 

Ciascun pubblico dipendente, a prescindere dalla struttura amministrativa in cui è incardinato e dal tipo di mansioni che svolge, è soggetto al rispetto del Codice di comportamento che contempla doveri positivi e negativi:

Il dipendente pubblico non deve:

  • essere in conflitto d’interessi con l’amministrazione presso cui lavora;
  • svolgere un’attività in contrasto con i doveri d’ufficio;
  • danneggiare l’immagine o ledere in altro modo gli interessi dell’amministrazione.
  • Inoltre, il dipendente pubblico deve in ogni caso:
  • svolgere il suo lavoro con serietà ed efficienza;
  • rispettare il dovere di riservatezza, di fedeltà e il segreto d’ufficio;
  • rispettare il principio di trasparenza dell’attività e il principio di semplificazione;
  • essere incorruttibile;
  • informare il responsabile d’ufficio della partecipazione ad associazioni o organizzazioni concernenti l’attività d’ufficio;
  • comunicare al responsabile le attività lavorative che ha svolto nei 5 anni precedenti l’assunzione;
  • rispettare il principio di imparzialità, quindi trattare tutti i cittadini allo stesso modo senza fare favoritismi;
  • non avvantaggiarsi del ruolo istituzionale ricoperto e non usare a scopo privato informazioni o strumenti acquisiti sul luogo di lavoro;
  • non delegare ad altri pratiche di sua competenza.

Se il dipendente pubblico non rispetta il codice comportamentale e le prescrizioni stabilite dal contratto di lavoro è previsto un ventaglio di differenti sanzioni disciplinari che, comunque, devono sempre essere graduate alla condotta del dipendente. Prima di irrogare la sanzione disciplinare è necessario verificare e valutare tutte le circostanze oggettive in cui si è innescata l’azione illecita e le modalità soggettive della condotta, cioè i motivi e le cause che hanno indotto il dipendente pubblico ad agire in quel modo.

Individuate le premesse e i presupposti attinenti all’individuazione delle eventuali responsabilità del dipendente pubblico possiamo analizzare le sanzioni disciplinari contemplate nei contratti nazionali partendo dalla meno grave fino al licenziamento:

  • il rimprovero verbale; 
  • il rimprovero scritto; 
  • la multa fino ad un massimo di 4 ore di retribuzione; 
  • la sospensione fino a 10 giorni dal servizio e senza stipendio;
  • la sospensione da 11 giorni a 6 mesi dal servizio e senza stipendio;
  • il licenziamento con preavviso;
  • il licenziamento senza preavviso.

Conditio sine qua non perché l’applicazione del codice disciplinare possa sortire effetti è necessaria la conoscibilità dello stesso a tutti i lavoratori; in caso contrario il datore di lavoro non potrà avvalersi di alcune delle misure sopra elencate.

Proprio in osservanza del principio di conoscibilità si evince che il codice disciplinare debba essere affisso nel luogo di lavoro o pubblicato sul sito istituzionale, in modo che tutti i dipendenti pubblici possono trovarsi nelle condizioni di conoscere le sanzioni a cui possono essere sottoposti. 

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