Ascoltare per comunicare

La comunicazione interpersonale ci accompagna quotidianamente dai primissimi giorni della nostra vita.

Può sembrare un paradosso, ma comunicare è la prima cosa che impariamo a fare. Non si comunica infatti solo con il linguaggio verbale ma anche con il corpo, con le espressioni del viso, scegliendo un’intonazione invece di un’altra, o con i gesti che facciamo per accompagnare suoni e parole.

Per i neonati è una questione di sopravvivenza. Entrare immediatamente in comunicazione con chi li nutre e provvede ai loro bisogni è essenziale per loro. A quell’età si tratta naturalmente di un processo automatico, spontaneo e inevitabile, ma a seconda degli stimoli che ricevono, i bambini sviluppano modalità di comunicazione molto diverse.

Nei primi mesi di vita i bambini comunicano continuamente: pur non sapendo articolare un discorso, esprimono le loro esigenze primarie e riescono perfettamente a comunicare disagio, curiosità, eccitazione, serenità, e molte altre emozioni.

Di sicuro la comunicazione di un bambino molto piccolo riesce anche grazie all’abile traduzione di un genitore; il che ci porta nel cuore di questa riflessione: l’importanza dell’ascolto.

Infatti per rispondere efficacemente alla richiesta del figlio un genitore deve averla compresa perfettamente; deve quindi saper ascoltare: un pianto causato da un dolore fisico suona diversamente nell’orecchio di un genitore attento, rispetto a un pianto che è conseguenza di un capriccio o della noia.

Se nella relazione di un genitore con il bambino lo scopo della comunicazione è il benessere del figlio, nei rapporti interpersonali tra gli adulti quali sono gli obiettivi della comunicazione? Perché la gente comunica?

Le risposte a queste domande potrebbero essere moltissime, ma in generale noi comunichiamo per condividere, per mettere in comune qualcosa.

Ciò significa che quando comunichiamo vogliamo essere compresi, e magari desideriamo che al nostro interlocutore rimanga qualcosa della nostra esperienza o delle informazioni che gli stiamo dando.

Ebbene, ciò che effettivamente comunichiamo è ciò che viene compreso dall’interlocutore e non ciò che pensiamo di aver comunicato.

Se partiamo da questo presupposto possiamo renderci facilmente conto che la prima cosa da fare per avviare una comunicazione interpersonale efficace, è spostare l’attenzione sull’interlocutore.

Una buona idea potrebbe essere quella di iniziare la conversazione con una domanda aperta. Chi risponde fornirà inevitabilmente delle informazioni che lo riguardano, che rivelano il suo modo di percepire e interpretare le cose, e che possono essere molto utili all’oratore che voglia davvero comunicare.

Poiché la comunicazione è anche non verbale e paraverbale, per “ascolto” si intende naturalmente anche la capacità d’osservazione e d’interpretazione dell’atteggiamento o delle posture altrui.

L’ascolto rappresenta prima di tutto un arricchimento personale in quanto il punto di vista altrui può stimolare ulteriori riflessioni ed elaborazioni che generano nuove idee e conclusioni. 

Ascoltare attentamente e comprendere le posizioni di chi sta parlando – oltre ad essere un segno di rispetto ed educazione -  ci consente di leggere più o meno in profondità le mappe mentali che caratterizzano il pensiero, le scelte di vita, le convinzioni e i principi dell’altra persona. Con questi elementi sarà molto più facile entrare nella sua sfera emotiva, metterci nei suoi panni, conquistare la sua fiducia e quindi aumentare la nostra credibilità ai suoi occhi. Questo avvicinamento empatico all’altro determinerà il successo della comunicazione, ovvero la sua efficacia.

Imparare ad ascoltare significa entrare in possesso di un potente strumento di conoscenza che consente di cogliere la realtà da una prospettiva più ampia e completa. Saper ascoltare ci permetterà di riconoscere che esistono diverse mappe mentali e sarà più facile saperle osservare, contestualizzare e interpretare.

Inoltre un ascolto attivo e partecipe produrrà dei feedback, che forniscono informazioni preziose su come sta andando la comunicazione, ci consentono all’occorrenza di correggere ciò che non funziona per gestire e controllare l’interazione.

Per questo chiunque voglia imparare a comunicare efficacemente – ossia raggiungendo l’obiettivo della comunicazione che è quello di far comprendere – deve prima imparare ad ascoltare, individuando così il modo migliore di esprimere quel determinato concetto a quella specifica persona.