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Sogni Mondiali

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Giovedì 12 giugno, con una bizzarra e coloratissima celebrazione d’apertura allo stadio di San Paolo, Pitbull e Jennifer Lopez hanno dato il via alla ventesima edizione del Campionato mondiale di calcio.

L’edizione dei Mondiali più contestata di tutte è iniziata ufficialmente giovedì scorso, dove la carica adrenalinica di Jennifer Lopez e le magie in campo dell’idolo di casa Neymar (il Brasile ha sconfitto la Croazia 3-1, non senza polemiche per l’arbitraggio a dir poco favorevole del giapponese Nishimura) hanno mandato in estasi i 70.000 brasiliani accalcati sugli spalti dell’Arena di San Paolo, dimenticando tutte le polemiche che negli ultimi dodici mesi hanno accompagnato i preparativi di Brasile 2014.

Contestazioni infinite e scontri di piazza hanno lasciato libera strada alla gioia dei brasiliani, alla magia della Coppa del Mondo, ai cori da stadio e alla samba post partita. Si perché i mondiali in Brasile sono anche questo, gioia di strada e festa di popolo, notti magiche che non finiscono mai e sogni mondiali che coinvolgeranno un intero paese fino al 13 luglio.

In questi mesi, sin da quando l’anno scorso l’edizione della ConfederationsCup in Brasile si svolse tra scontri di piazza durissimi, mettendo a rischio la sicurezza stessa delle squadre ospiti, il clima così surriscaldato non ha accennato a raffreddarsi, tutt’altro. Ciò che si contesta alla presidentessa DilmaRoussefsono i 15 miliardi di dollari spesi per l’edizione dei mondiali, di cui più dell’85% viene da fondi pubblici, gli stadi faraonici costruiti in zone assurde, come quello di Manaus in Amazzonia (dove ha esordito l’Italia, vincendo 2-1 con l’Inghilterra, e sconfiggendo con molta difficoltà i picchi di umidità vicini al 100%), gli sprechi e la corruzione che circondano la coppa, finanche sui lavori di rifacimento delle pensiline dei nuovi bus urbani di Rio, dove pochi mesi fa è stata scoperta una fitta rete di corrotti e corruttori che ha coinvolto decine di funzionari pubblici. In un paese che ha smesso di crescere, pur essendo riuscito negli anni di Lula a sfamare 40 milioni di poveri e a togliere dalle strade milioni di bambini ai quali è statadata la possibilità di avere un’istruzione gratuita come mai prima, gli affari che ruotano attorno a questa manifestazione hanno fatto a gola a tutti, non impedendo che l’economia iniziasse a stagnare, a differenza del malcontento che è cresciuto in modo esponenziale. Forse solo l’inizio dei Mondiali poteva rompere e spezzare questo tremendo circolo vizioso, iniziando a far parlare delle magia di Robben o di Messi e non della corruzione del governo o dei metodi brutali di repressione messi in campo dalla polizia.Se la sbornia della Coppa del Mondo farà sì che gli standard Fifa siano estesi dagli stadi anche ad altri settori come la sanità, i trasporti, i luoghi di lavoro o le favelas delle città di Rio o San Paolo si vedrà solo dopo il 13 luglio. Per ora non si può che accendere la Tv o, per i più fortunati, andare al Maracanà o allo Stadio Nacional, e iniziare a fare il tifo per il proprio paese.

Il Brasile gioca in casa per la seconda volta, ha già vinto cinque mondiali e la sua ultima finale vinta fu nel 2002 in Giappone e Sud Corea. Nel 1950 ci fu l’altro mondiale brasiliano, quello della vergogna e dell’umiliazione della sconfitta subita in casa, al Maracanà, ad opera del mitico Uruguay di quegli anni. Sessantaquattro anni passati a dover lavare l’onta di quella tragedia calcistica possono essere un peso insopportabile, anche per fenomeni indiscussi come Neymar, Dani Alves o Fred, cresciuti a feijoada, coxinha e futebol.

Il Brasile, insomma, sarà la squadra da battere. Ma non è la sola, pur essendo la più temibile anche per il fattore campo. C’è la Spagna, detentrice della coppa vinta nel 2010 in Sudafrica. I ragazzi di Del Bosque dovranno dimostrare che il calcio spagnolo, il vincente ma noioso tiki taka, non è ancora arrivato al capolinea. Sarà difficilissimo ripetersi, e la prima partita con l’Olanda persa per 5-1 non promette bene. Seavrà dato una scossa all’ambiente o una sentenza senza appello si vedrà. L’Olanda di Robben e Van Persie, con la sonora sconfitta inflitta agli spagnoli, insieme alla Germania del tecnico Löw, che ha vinto contro il Portogallo di Ronaldo per 4-0, sono le squadre che più hanno impressionato nella prima giornata. Se L’Italia vorrà vincere il suo quinto mondiale sa che non basterà la piccola impresa del 2-1 contro l’Inghilterra a Manaus, ma sfide ben più difficili arriveranno una volta superato il girone. Prandelli sa quello che vuole, e ha il merito di aver costruito un gruppo di giovani talenti capaci di giocare tradi loro senza pestarsi i piedi. Un gruppodove non ci sono individualità e prime donne (tranne Balotelli), ma un gioco di squadra improntato sulla tecnica e il talento. I pronostici prima del mondiale erano tutti a noi sfavorevoli, anche a giudicare dalle tante sconfitte nelle partite di avvicinamento a Brasile 2014, ma dopo la vittoria sugli inglesi i book makers hanno iniziato a snobbarci di meno. Oltre alle probabili vincitrici della coppa, ci sono poi le tante squadre che hanno portato allegria, talenti e bel gioco in Brasile. Il Camerun, la Costa d’Avorio, il Belgio, la Francia, l’Honduras, il Costarica, il Cile,la Russia o il Giappone (allenate rispettivamentedagli italiani Capello e Zaccheroni).

Insomma, c’è tutto affinchè quello in Brasile possa essere ricordato come un mondiale da ricordare.Nella patria del calcio “di popolo”, dove si gioca in ogni strada e si palleggia con qualsiasi tipo di oggetto, questacoppa del mondo potrà lasciare un segno indelebile e ravvivare un paese sull’orlo della crisi, oppure essere l’ennesimo fuoco fatuo di speranze fallite. Ad ogni modo sarà, calcisticamente parlando un mondiale bellissimo. Estro e follia, contestazioni e tifo infinito, lacrime e samba, sogni mondiali e sbornie calcistiche. Fino al 13 luglio non ci sarà discussione o chiacchiera da bar che non verterà sulla palla rotonda. E’ la catarsi del sogno mondiale. Ogni quattro anni, per trenta giorni, tutto il mondo si ferma per tremare e tifare. Farlo a Copacabana, Rio o a Bahia ha un fascino innegabile. E non c’è contestazione che tenga.

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