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Stati Uniti: la crisi finanziaria e la fine del sogno americano

 

statue-of-liberty-3-1024x768Gli Stati Uniti hanno da sempre rappresentato nell'immaginario collettivo la terra delle grandi promesse e delle opportunità, la terra dove i sogni potevano divenire realtà. In seguito alla crisi finanziaria del 2008, gli Stati Uniti hanno perso gran parte del loro fascino. La gente guarda con sospetto e diffidenza verso questo Paese che non ha saputo mantenere le promesse, che ha illuso creando prospettive di facili guadagni attraverso il gioco della speculazione finanziaria.

Gli Stati Uniti hanno da sempre rappresentato nell'immaginario collettivo la terra delle grandi promesse e delle opportunità, la terra dove i sogni potevano divenire realtà. I migranti del Novecento che approdavano sulle sue coste, dopo mesi di faticose traversate nell'oceano, avevano negli occhi lo stesso sguardo- pieno di meraviglia- che aveva Colombo quando approdò in quelle terre che lui riteneva essere le Indie. Con una sola differenza: loro- i migranti- arrivavano nel continente sapendo già cosa aspettarsi, perché informati attraverso i racconti di amici e familiari che avevano già intrapreso il viaggio di sola andata verso una terra che offriva migliori prospettive, ma non per questo la loro sorpresa era minore.italiani-emigrati1

In viaggio verso il Nuovo Continente, chiamato così in contrapposizione alla vecchia Europa. Nuovo perché, rispetto a quest'ultima, vantava una storia più recente, ma nuovo soprattutto nella mentalità, nello stile di vita, in definitiva un mondo nuovo. Negli Stati Uniti, infatti, non vigevano i cliché ,gli assunti e l'immobilismo che per secoli avevano governato la vecchia Europa. La distinzione tra classi sociali era fievole se non inesistente, la scalata verso i gradini più alti della società non era impossibile. Così accadeva che un povero italiano approdato in America con la sola valigia di cartone si ritrovasse – dopo molti anni- proprietario di un impero. Dai cercatori d'oro al self-made man gli Stati Uniti incarnavano la terra democratica per eccellenza dove non importava l'estrazione sociale, la ricchezza, le amicizie influenti. Ciò che contava davvero erano le proprie capacità, l'intraprendenza, il coraggio, l'entusiasmo e anche una certa dose di fortuna.

Dagli inizi del Novecento, con le massicce ondate di immigrati- non solo europei- per tutto il secolo gli Stati Uniti hanno incarnato l'ideale di democrazia, di uguaglianza, un mondo dove tutto era possibile grazie alle proprie capacità. Grandi metropoli, importanti università, paesaggi straordinari: tutto concorreva a creare un atmosfera mitica, suggestiva intorno a questo continente e all' American way of life, portato alla ribalta grazie soprattutto al cinema hollywoodiano. Fino al 2008, anno in cui è avvenuta una profonda rottura. Stiamo parlando della crisi finanziaria che, originatasi negli Stati Uniti, si è trasmessa per contagio a tutte le economie nazionali.

Di colpo, è crollato un mito: quella di un'America ricca e prosperosa, alla testa del mondo, invincibile, eterna. La crisi finanziaria ha portato una nuova consapevolezza: che, dato il dinamismo dei mercati internazionali e la crescente interrelazione delle economie, nessuna nazione poteva dormire sogni tranquilli. Così poteva succedere che, da un momento all'altro, una banca fallisse e trascinasse con sé, nel baratro, il destino di migliaia di lavoratori che avevano affidato ad essa i loro risparmi, sull'onda di un crescente entusiasmo verso il mondo della finanza.

lehman-brothers-internaLa crisi economica- che tutt'ora affligge l'economia internazionale, senza accenni di ripresa- ha avuto origine della Terra delle Grandi Speranza. Proprio negli Stati Uniti, la crisi finanziaria è nata e si è propagata per contagio alle economie nazionale. Seconda per gravità solo alla grande depressione, non cessa di far parlare di sé. In effetti, non poche sono le analogie tra questa e la Grande Depressione. Come sappiamo anche allora si trattò di una crisi originatasi nel settore finanziario. L'infausto giovedì nero del 1929 crollò la borsa di New York e la successiva gravissima crisi economica e finanziaria degli Stati Uniti fu un evento cruciale e periodizzante della storia del Novecento.

La crisi ebbe ripercussioni non solo sull'economia reale statunitense (aumento della disoccupazione, inflazione, crollo dei consumi) ma anche sulle economie del resto del mondo. A livello politico essa sarà la miccia che alimenterà fatti e tensioni che porteranno al secondo conflitto mondiale.

Ma dopo la tempesta viene sempre il sereno. Dopo gli orrori del secondo conflitto mondiale, si fece strada una rinnovata speranza, grazie anche allo straordinario sviluppo economico che interessò le varie economie, alla cui testa si posero gli Stati Uniti. Il boom economico, la ripresa dei consumi, la diffusione della televisione come veicolo che alimentava miti e trascinava i consumi, la gente smise di pensare al passato, agli orrori, alla devastazione. La Grande Depressione sembrava già appartenere a un'altra epoca e si credeva fermamente che l'uomo avesse a disposizione mezzi e conoscenze per assicurare una prosperità economica senza interruzioni.

E invece nel 2008 avvenne l'irreparabile. La scintilla dei mutui sub-prime innescò un tracollo senza ritorno. Con il termine mutui sub-prime si intendono i mutui a basse garanzie (perché sottoscritti da contraenti con reddito inadeguato o con passato di insolvenze o fallimenti) concessi dalle banche d'investimento americane, che concedevano finanziamenti chiedendo tassi d’interesse variabili e crescenti nel tempo. La crisi raggiunse il punto di non ritorno quando i risparmiatori americani cominciarono a non ripagare più i mutui: fu l'inizio di una serie di pignoramenti e della crisi del mercato immobiliare. L'esplosione della bolla dei mutui fu amplificata dal fatto che le banche statunitensi, al fine di ridurre l'esposizione rispetto a questi prodotti finanziari altamente rischiosi, vendevano a terzi i mutui stessi attraverso diversi strumenti finanziari, parcellizzandoli e riassemblandoli con altri prodotti. Questo modo di fare, però, provocò un vero e proprio “contagio” dell'economia internazionale: non c'era banca- statunitense o no- che non possedesse nel proprio portafoglio asset tossici. Fu l'inizio della fine. 

In pochi mesi, la crisi dei mutui colpì l'economia reale provocando recessione, caduta degli investimenti e dei redditi e crollo dei consumi. Varie banche americane andarono in bancarotta (fra cui, nel 2009, Lehman Brothers, quarto istituto di credito americano), vennero acquisite da gruppi bancari in migliori condizioni (Merril Lynch, Bear Sterns) o si salvarono solo grazie all’intervento del Ministero del tesoro statunitense.

La crisi sembrò cogliere alla sprovvista il mondo intero: fino ad allora, sembrava che nulla facesse presagire il disastro. L'economia andava a gonfie vele, la finanza faceva miracoli, la speculazione in Borsa sembrava una manna caduta dal cielo e non poche persone avevano visto triplicare il proprio patrimonio grazie ad essa.

 Eppure, a ben vedere, i segnali di avvertimento non mancarono...

Tutto ebbe inizio a partire dagli  anni Ottanta, con la deregulation, i cui principi furono sostenuti con vigore da Milton Friedman. In sostanza, la deregolamentazione postulava la progressiva eliminazione di restrizioni (burocratiche e legislative) nell'economia, al fine di favorire la concorrenza, una maggiore produttività e, in definitiva, un migliore funzionamento del mercato.

Il progressivo depauperamento del ruolo dello Stato, a cui fu sottratto, pezzo dopo pezzo, il proprio potere regolamentare ed istituzionale nel settore economico, l’allentamento dei vincoli posti alle banche relativamente al tipo di prestiti e alla quantità di denaro prestabile rispetto al risparmio raccolto  e una riduzione del controllo degli stati sulla creazione e gli scambi di prodotti finanziari furono gli elementi che consentirono una selvaggia speculazione finanziaria.

Oggi gli Stati Uniti hanno perso gran parte del loro fascino. La gente guarda con crescente sospetto e diffidenza verso questo Paese che non ha saputo mantenere le promesse, che ha primo illuso -creando prospettive di facili guadagni attraverso il gioco della speculazione finanziaria-e poi distrutto migliaia di persone. 

Ma l'uomo ha bisogno di sogni, di utopie, di mondi immaginati dove riporre le proprie speranze. Così, tramontato il mito dell'America d'oro, è la volta di altri territori, vicini e lontani. Cina, India, Brasile...quale sarà il prossimo ?

 

 

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