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Non solo Genova: tutto il Paese minacciato dal dissesto idrogeologico.

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La tragedia di Genova, e in queste ore anche l’esondazione degli argini del torrente Baganza a Parma, sono solo gli ultimi episodi di una lunga serie di disastri idrogeologici avvenuti nel nostro Paese. Ma gli esperti avvertono: se non si inverte il trend questi episodi sono solo destinati ad aumentare.

 

A Parma la parte sudoccidentale della città è stata allagata dall’esondazione del torrente Baganza, che ha causato anche l’interruzione delle linee telefoniche. Problemi analoghi in altre aree della regione, soprattutto nelle provincie di Piacenza e Reggio Emilia. E mentre l’allerta meteo si sta spostando verso l’interno del Piemonte, a Genova questa mattina la situazione sta lentamente tornando alla normalità, soprattutto grazie allo sforzo e al sacrificio di centinaia di ragazzi e cittadini prodigatisi in queste ore per le strade del capoluogo ligure armati di secchi e scope. Gli angeli del fango li hanno chiamati, a ragione.

Ma ciò che è avvenuto in queste 72 ore, pur nella sua drammatica rappresentazione mediatica, rappresenta solo l’ennesima scena di un film già visto. Accadde la stessa dientica cosa tre anni fa, sempre a Genova. Così come a Messina, Roma, Reggio Calabria, Bari, Piacenza, Pisa…ricordarli tutti sarebbe impossibile. Ormai l’Italia vive segnatamente nella mora dell’emergenza da dissesto idrogeologico. Il dissesto idrogeologico è l’insieme di quei processi (dall’erosione alle frane) che modificano il territorio in tempi relativamente rapidi o rapidissimi, con effetti spesso distruttivi sulle opere, le attività e la stessa vita dell’uomo. In Italia il rischio frane e alluvioni interessa praticamente tutto il Paese (due Comuni su 3): Calabria, Umbria e Valle d’Aosta sono le regioni più minacciate, insieme alle Marche e alla Toscana. Un territorio estremamente fragile, in cui semplici temporali provocano continui allagamenti e disagi per la popolazione. Le cause vanno ricercate soprattutto nella pesante urbanizzazione e nella speculazione edilizia: fenomeni che sarebbe un errore considerare legati solo al passato. Se al Sud la costante aggressione al territorio continua a manifestarsi principalmente con l’abusivismo edilizio, al Centro-nord si perpetuano interventi di gestione dei fiumi che seguono filosofie tanto vecchie quanto inefficaci, che puntano su infrastrutture rigide invece che sul rispettoso e l’attenzione alla dinamica e all’habitat fluviale: argini realizzati senza un serio studio sull’impatto a valle, alvei cementificati, escavazione selvaggia. Soprattutto, troppo spesso le opere di messa in sicurezza si trasformano in alibi per continuare a costruire nelle aree di esondazione. Circa due Comuni su tre, infatti, hanno nel proprio territorio abitazioni in aree di golenali, in prossimità degli alvei e in aree a rischio frana. In un terzo dei casi si tratta addirittura di interi quartieri.

Ed ecco che frane e alluvioni in Italia continuano ad aumentare, da poco più di 100 eventi l’anno tra il 2002 e il 2006 siamo gradualmente arrivati ai 351 del 2013 e ai 110 solo nei primi 20 giorni del 2014. Senza prevenzione e politiche efficaci di mitigazione del rischio idrogeologico questi numeri sono destinati a peggiorare. Ad essere in gioco non è solo la salute del nostro territorio ma la vita dei cittadini: negli ultimi 12 anni hanno perso la vita 328 persone.
Sono solo alcuni dei dati raccolti in #DissestoItalia, la prima grande inchiesta multimediale sul dissesto idrogeologico operata da Ance, Architetti, Geologi e Legambiente e realizzata dal gruppo di giornalisti indipendenti di Next New Media. 
Numeri che fanno paura ma che non stupiscono. In effetti da nord a sud del Paese la situazione è di fatto identica, senza alcun cambiamento di scenario. Abusivismo edilizio, estrazione illegale di inerti, disboscamento indiscriminato, cementificazione selvaggia, abbandono, agricoltura intensiva, piani regolatori improbabili, permessi che consentono la costruzione nei letti dei fiumi, abbandono della manutenzione del territorio e delle aree montane e scarsi controlli, sono tutti fattori che contribuiscono in maniera determinante a sconvolgere l’equilibrio idrogeologico del territorio. Con una crisi di credibilità mastodontica che investe tutto il sistema e colpisce le istituzioni comunali, regionali e centrali.

 

Invertire il trend, quindi, mostrare coraggio e assumersi la responsabilità che ne deriva: solo così le istituzioni possono recuperare terreno rispetto agli ultimi trent’anni di incuria e corruttele. Non sarà facile ma è l’unica strada possibile. Può aiutare sapere che una nuova classe dirigente sostituirà prima o poi quella attuale. Magari proprio ora, tra gli angeli del fango, ci sono inconsapevoli amministratori di domani. Una nuova consapevolezza e una nuova concezione del bene pubblico possono nascere dal fango, ne sono sicuro. Un po’ come cantava De Andrè. Guarda caso anche lui ligure. 

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