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Fuori sede

ImmagineCommedia frizzante,  ritmata in maniera sorprendente quella che ha animato per una settimana, fino alla magnifica replica di ieri sera, il teatro delle Muse di Roma. Fuori sede racconta una storia profondamente attuale e quindi altamente delicata e rischiosa da rendere drammaturgicamente. Cinque ragazzi si trovano a condividere un’ appartamento a Roma: abbiamo Addolorata ragazza siciliana, inesperta e alle prime armi con la vita metropolitana, la quale non sapendo gestire bene questa “libertà” che pare invaderla in maniera spiazzante, si ritrova ad intrattenere relazioni con più ragazzi, Sofia che ha sempre eccelso negli studi ma che da pochi mesi a questa parte non riesce più ad affrontare gli esami universitari a causa di molti blocchi interiori , Angelo con la passione per la danza che non riesce ad esprimere del tutto ai suoi genitori, Giuseppe sfortunato in amore e nella vita e Chiara trentenne in cerca di un lavoro. A guidarli un un’unica certezza: l’incertezza del futuro.

Fuori sede è una commedia brillante, dotata di quella leggerezza che sa anche commuovere, poichè ripercorre le difficoltà emotive più profonde che attanagliano le nuove generazioni, è un viaggio delicato ed emozionante che riscopre le inquietudini e le paure degli animi dei cinque protagonisti, mescolando il tutto in un’effervescente danza di emozioni capaci di suscitare sia il riso che la riflessione. Ed è proprio una concreta riflessione ciò che induce la visione di quest’opera. Le difficoltà della vita, le prime esperienze dei giovani inquilini della casa, l’euforia, il dinamismo e quella sensazione di vuoto, di incertezza, di instabilità. E’ un testo che induce ad un’ approccio all’ascolto e alla visione con un’ animo propenso alla condivisione e alla comprensione. I personaggi riescono ad infondere, a livello interpretativo, una sensazione non solo riflessiva in senso lato ma altamente compartecipativa. A squilibrare ancor di più una situazione casalinga non perfettamente “rosea”, contribuisce inoltre, verso metà rappresentazione, l’arrivo dalla Sicilia della madre di Addolorata, il tutto chiaramente riletto in chiave comica e volutamente grottesca, la madre infatti arriva addirittura con il velo in testa e completamente vestita di nero imponendo ai ragazzi la recita del Rosario ogni pomeriggio e facendoli poi ingozzare con quintali di roba da mangiare. Un surplus di emozioni quindi, entro le quali lo spettatore di sente invaso e piacevolmente colpito, anche perché una commedia brillante che sappia nello stesso tempo commuovere e far riflettere non è certo opera comune.

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