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L’ascesa della MLS

clint-dempseyLa Major League Soccer, la lega professionista di calcio americana, nasce nel 1993 parallelamente all’organizzazione del mondiale di calcio in terra statunitense previsto per l’anno successivo. Esatto, il famoso mondiale della torrida finale di Pasadena, con quel rigore di Roby Baggio sparato alle stelle. Quello americano quindi è un campionato ancora relativamente giovane e che adesso, dopo anni di scarso interesse, si sta trasformando lentamente in un sport di massa negli USA, complice probabilmente l’ottima prestazione della nazionale agli ultimi due mondiali, fermata agli ottavi nel 2010 dal Ghana e quest’estate dal Belgio.

Sebbene gli introiti e gli spettatori del soccer – il football per gli americani è quello della NFL, la quintessenza dello sport americano– non si avvicinino neanche lontanamente a quelli dei tre pilastri sportivi a stelle e strisce – basket, football e baseball – il campionato di calcio americano, trascinato dai sorprendenti picchi di ascolto che ha raggiunto quest’estate il mondiale brasiliano, sta registrando di anno in anno numerosi record di pubblico, negli stadi e a casa davanti allo schermo. Per la prossima stagione – in USA il campionato inizia a marzo – sono previsti90 milioni di dollari di contratti televisivi all’anno fino al 2022.

Oltre i diritti tv sono aumentati in proporzione anche gli stipendi dei giocatori, ma in maniera non del tutto paritaria. Pensate che quasi un terzo degli stipendi totali del campionato, 130 milioni di dollari, finisce nelle tasche di sette giocatori, gli unici professionisti della lega a percepire uno stipendio a livello di quello dei grandi club europei. I sette paperoni sono vecchie conoscenze dei campionati del vecchio continente. C’è Clint Dempsey dei Seattle Sounders, stella della nazionale americana con un contratto di 6,7 milioni di dollari. A Toronto militano Michael Braddley, ex di Roma e Chievo, che guadagna 6,5 milioni, e Jermain Defoe, poco più di 6 milioni. Landon Donovan, altro perno della nazionale USA, riceve dai Los Angeles Galaxy4,58 milioni, come il suo compagno di squadra Robbie Keane. Thierry Henry, ora ai New York RedBulls, prende “solamente” 4,35 milioni di dollari. A questa lista di ricconi si va ad aggiungere il neo acquisto degli Orlando Kakà, ora in prestito al Sao Paolo, con un super contratto di 7,2 milioni.

40 milioni per sette giocatori, i restanti 565 giocatori della lega ne guadagnano complessivamente 90, nonostante l’aumento degli stipendi degli ultimi anni.
Lo stipendio medio di ogni giocatore è arrivato a 186.000 dollari, lontanissimo da quelli europei ma con un aumento di oltre 40.000 dollari rispetto alla stagione passata. Rircordiamo che in MLS le squadre hanno un tetto massimo salariale che non può essere sforato, eccezion fatta per tre giocatori a squadra extra salary cap. I nostri paperoni, ovviamente.

I salari minimi sono aumentati del 41 per cento negli ultimi cinque anni, ma lo stipendio più basso si aggira sui 36.000 dollari. Sono ancora molto lontani i minimi degli altri sport professionistici americani: nel football420.000 dollari, nel baseball 500.000 dollari e nel basket è 507.000 dollari.

Sono previsti però bonus per i calciatori al minimo salariale : mille dollari ogni volta che giocano titolari e 500 dollari quando entrano a partita in corso. In questo modo si riesce addirittura a raddoppiare il proprio stipendio, come nel caso del portiere Clint Irwin dei Colorado Rapids, diventato punto fermo della squadra dopol’infortunio dell’estremo difensore titolare, e che ha portato alla luce questa curiosa anomalia del sistema salariale del calcio statunitense. Un calcio in cui la presenza sindacale, che dovrebbe favorire i giocatori economicamente più deboli, non è ancora ben consolidata, ma, come fu per l’NBA negli anni Settanta - all’epoca uno sport in ascesa proprio come il calcio in questi anni – è destinata a crescere in maniera esponenziale. Gli Stati Uniti sono destinati ad imporsi anche nel football…ops, nel soccer

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