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Un indovino mi disse

Un-Indovino-mi-disseL’incontro tra due civiltà e le profonde trasformazioni che ciò comporta si fondono insieme in un viaggio sorprendente che Tiziano Terzani ci ha regalato nel suo romanzo di stampo autobiografico  “Un indovino mi disse”, scritto qualche anno fa. Una predizione ed un profondo dubbio, frutto di un mix di miscredenza accompagnato comunque da un’inquieta dose di superstizione hanno attanagliato lo scrittore, che in quest’opera si racconta in prima persona. Da giornalista e reporter fu portato a viaggiare per il mondo  molto spesso e a vivere parecchi anni in Asia. Un  giorno, in Cina, consultando un indovino ebbe un’inquietante predizione: “Attento! Nel 1993 corri un gran rischio di morire. In quell’anno non volare.

Non volare mai”. Divieto assoluto di prendere aerei quindi per un’ anno intero, il 1993, che per un giornalista inviato rappresentava davvero un grosso problema. Cosa fare a quel punto? Dare adito alla predizione dell’anziano indovino cinese oppure continuare a volare comunque nei vari spostamenti di lavoro? Lo scrittore racconta che, seppur non assolutamente convertito a qualsiasi tipo di religione orientale fu ben presto costernato da profondi dubbi e paure relative alla decisione di volare o meno in quell’anno. La scelta definitiva fu quella di dar ascolto alle parole del saggio e questo rappresentò sia per lui che per noi, eredi di questo racconto, sicuramente una fortuna, non solo perchè proprio in quell’anno perse la vita purtroppo su un’ aereo il giornalista inviato che aveva preso il posto di Terzani, ma soprattutto perché tale scelta comportò la nascita di questo romanzo, un viaggio sorprendente ed entusiasmante nel cuore dell’Oriente di quei colori, di quei profumi, di quelle stazioni, le sole in grado di racchiudere e raccontare l’anima, l’essenza di un luogo, contro la banalizzazione alienante dei scali aeroportuali tutti uguali a se stessi, che non raccontano nulla di quei posti, di quella vita, di quella gente… questo è  un romanzo di profumi, di immersioni profonde nel cuore di una cultura tanto antica quanto meravigliosa, ricca di tradizioni e segreti che affondano le radici nella notte dei tempi, denso di quel mistero pacifico e trascendentale di cui solo l’Oriente è capace… un tocco di poesia e delicatezza quello che si percepisce sfogliando le pagine di questo libro in cui alcuni luoghi come il Laos ( sito idilliaco e a tratti surreale), vengono raccontati e “maneggiati” con estrema dolcezza e sensibilità come se si trattasse di preziose opere d’arte. Credo personalmente che in questo romanzo Terzani abbia superato sè stesso, cogliendo e trasmettendo in maniera unica e profonda l’essenza di una realtà potente e mistica, omaggiando con profonda dedizione un mondo che gli regalò tanto. Alcuni squarci descrittivi lasciano senza fiato per la maestosa bellezza malinconica che Terzani è riuscito a racchiudere e trasmettere con le sue parole, tanto che pare di toccarli davvero con mano. Ciò che emoziona è l’accostamento della scrittore a queste realtà, sempre suggellato da un profondo rispetto, da una dignità meravigliosa, Terzani si addentra nel dipinto di queste società come un visitatore attento e profondamente discreto, pare muoversi come un’equilibrista scaltro in una stanza di cristallo… il tutto è accompagnato da una lettura calda ed accogliente in grado esercitare un potere immedesimativo nel lettore non indifferente.

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