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The Judge

giudiceUn giudice  e la propria integrità  morale, un vita di principi e salde convinzioni, una forza granitica ed un’ostentata ritrosia per tutto ciò che di “tenero” può esistere, ed un figlio, avvocato affermato, in cerca di quell’amore mai avuto, di quell’affetto preteso da un bambino e racchiuso solo in un ricordo fotografico: una giornata di pesca con il padre. In questa pellicola David Dobkin ci regala un quadro delicato e commovente della complessa  e contradditoria drammaticità di un rapporto irrisolto tra padre e figlio, da quell’amore tolto dal severo giudice per far crescere il figlio “ forte e tutto d’un pezzo” alle mancanze ed insicurezze acute che quest’ultimo si è portato dietro tutta una vita.

E poi l’incidente, l’accusa di omicidio diretta stavolta a lui, a quell’uomo così cupo ed ostinato che aveva trascorso tutta una vita a giudicare e sentenziare condanne e redenzioni altrui, a difenderlo, lui… il figlio, quel figlio trascurato, quel bambino assetato di giochi sul lago edi affetto paterno..e un processo lungo una vita ed una lotta senza tregua per far collaborare quel padre così testardo, così sicuro ed introverso che sembra sciogliersi per la prima volta solo alla vista della nipotina, che sembra rifiutare con rabbia e folle repulsione l’accenno di un’emozione in quel pomeriggio, quando, tutti in famiglia, si guardavano vecchi filmini di quando mammac’era ancora ad allietare le giornate di tutti, l’unica donna che lui avesse mai amato, la sua “ragazza” morta troppo presto. Dramma raffinato e sopraffino, “The Judge” ci commuove offrendo numerosi spunti di riflessione, le note dolci ed armoniose piene di quella straziante nostalgia che accompagna i ricordi si scontrano con una durezza senza tempo, una fierezza che si protegge, quasi fosse una minaccia, dall’amore… perché per il giudice l’amore rende deboli, vulnerabili ed incapaci di fronte alla vita e quindi si abolisce… i figli vanno cresciuti con obbedienza e sacrificio niente di più. The Judge rivela una potenza espressiva disarmante. Puntando i riflettori sulle ombre di un piccolo centro e scavando tra le miserie umane, spiazza e convince. Riporta lo spettatore all’infanzia, lo spinge a ripercorrere legami parentali e familiari forse lisi o addirittura spezzati ma senza buonismi né retorica. Un racconto onesto, quindi, che spoglia di ogni orpello la Giustizia mostrando le fragilità dell’uomo dentro la toga. Una metafora splendidamente affrescata, che dosa i toni della narrazione con sapiente maestria, sfruttando l’immenso talento di interpreti camaleontici, che danno il volto alla pubblica accusa (Billy Bob Thornton), all’ex fiamma mai dimenticata (Vera Farmiga) e al novellino del foro (Dax Shepard).

 

 

Montagno Bozzone Sebastiana

      

 

      

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