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IL CAMBIO DI PASSO DELLA PUBBLICITA’ NELL’ERA DEL DIGITALE

spot vodafoneA pochi giorni dal lancio in televisione del nuovo spot della Vodafone, per promuovere la rete mobile ultraveloce 4G, già si sono scatenate polemiche e apprezzamenti da più parti per la tematica utilizzata dall’azienda. 

 

L’impresa di telefonia, infatti, ha costruito la propria réclame sulla contrapposizione tra l’attesa e il coraggio di agire, utilizzando, per la prima volta in Italia, come espediente, l’inserimento di una scena in cui una donna bacia la propria compagna che ha appena avuto un bambino, dando spazio ad una dimensione rimasta tabù fino ad ora nel nostro paese, almeno nel campo della campagna pubblicitaria dei prodotti. La voce narrante di Fabio Volo induce a rompere l’attesa e a tirare fuori il coraggio per andare all’azione, “perché, in fondo, non siamo fatti per aspettare”.

Ma si tratta proprio di coraggio quello della Vodafone nel decidere di utilizzare un tema così controverso? Facciamo un passo indietro, allora, per capire meglio tale scelta di marketing.

Negli ultimi anni, l’avvento del digitale ha cambiato il modo di concepire il ruolo e il modus realizzandi delle forme pubblicitarie. Non esiste più, infatti, una concezione monodirezionale attraverso cui l’azienda presentava il proprio prodotto, facendo leva in particolare sulla diffusione e sulla visibilità, e, di converso, l’individuo-consumatore che, dall’altra parte dello schermo, decideva se premiarlo e, quindi, sceglierlo oppure no.

Attualmente, invece, lo spot pubblicitario ha cambiato il proprio paradigma di realizzazione, diventando bidirezionale nella fruizione e, indirettamente, nella costruzione del contenuto.

Oggigiorno sentiamo parlare di storytelling, di sentiment, di branding per indicare l’attitudine emozionale che, sempre di più, viene inserita all’interno della pubblicizzazione al grande pubblico da parte delle imprese.

Ma lo storytelling non significa solamente narrare una storia o un aneddoto. Significa creare un universo valoriale, da parte dell’impresa, per rendere partecipe il pubblico del destino del prodotto e del brand pubblicizzati.

Si punta tutto quindi “sull’istintività e sull’empatia, sull’entrare in relazione con l’altro”, come afferma il Presidente di Future Concept Lab, istituto di ricerca sociologica, “è evidente perciò che i temi che coinvolgono la sfera emotiva siano quelli che oggi meglio riescono a raccontare storie di brand e di aziende”.

Per questo, la Vodafone ha deciso di prendere in considerazione la possibilità di “rischiare”, di osare, probabilmente indirizzandosi soprattutto ai più giovani, restringendo così di molto il proprio target, al fine di creare un legame di fidelizzazione più forte, con più sintonia, che si racchiude all’interno della rappresentazione degli stessi valori e delle stesse emozioni.

Altro esempio sulla stessa scia è quello della Fiat, per presentare la nuova 500 al grande pubblico. L’oggetto pubblicizzato in sé a malapena si intravedeva nello spot (solo un istante nel finale), ciò che colpiva era la creazione di un universo comune in cui tutti noi ci saremmo potuti riconoscere, attraverso dei fermi immagine in bianco e nero, rappresentanti i momenti salienti della nostra storia, da quando è nata l’azienda torinese. Tutto ciò che era inserito nel video era “italiano doc”, proprio per sottolineare il target specifico della réclame: la musica di Ludovico Einaudi, la voce narrante di Ricky Tognazzi e l’inserimento di piccoli spezzoni di “Nuovo Cinema Paradiso”, il capolavoro di Tornatore, vincitore del premio Oscar nel 1990.

Una tendenza di successo quella dello storytelling, che si sta consolidando sempre di più e che durerà ancora molto a lungo.

 

 

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