“Il ragazzo dell’ultimo banco”

il ragazzoEsilarante e unica nel suo genere la rappresentazione dell’opera “Il ragazzo dell’ultimo banco” del celebre drammaturgo spagnolo Juan Mayorga che ha animato le “Tablas”ossia le giornate di teatro ispanico contemporaneo a Roma, iniziativa ch ha goduto di numerose e stupende cornici scenografiche di fondo offerte naturalmente dalla capitale, che hanno spaziato dal Palladium a Piazza di Spagna, a Piazza Navona e tante altre. Numerose quindi le iniziative e le messe in scena di opere ispaniche contemporanee, prima fra tutte, l’opera di Mayorga  appunto, senza dubbio la più applaudita. “Il ragazzo dell’ultimo banco” offre una visione unica e singolare della realtà, in cui l’iniziale angolatura di osservazione della stessa, viene dopo pochi versi messa in crisi da una irruenta e confusa percezione dei fatti narrati stravolta dalla mancanza di un lucido discernimento tra ciò che è vero e ciò che è frutto invece delle esilaranti macchinazioni invettive del protagonista.

In quest’opera che definirei altamente poliedrica sono molti i temi toccati dall’autore i quali forniscono altresì spunti interessanti di riflessione calibrati da un’approccio fresco ed originale riguardo il teatro ma anche la letteratura, sul ruolo del lettore, dell’autore ma anche dello spettatore, sulla società contemporanea, sul rapporto contrastato tra il mondo dei giovani e quello degli adulti ed infine sulle relazioni di coppia. Il racconto si snoda su due piani: quello concreto, diretto e visibile caratterizzato dalla figura del professore che scoprendo un talento per la scrittura nel  suo giovane allievo lo sprona ben presto a scrivere sempre di più. Il ragazzo, infatti, gli consegna pagine di una vicenda a puntate che non è altro che il resoconto delle sue visite in casa del compagno di classe Raphael, con cui trascorre le giornate sui libri di matematica e filosofia. Ben presto però la vicenda si complica ed emergono le difficoltà della famiglia di Raphael, squallido esemplare di piccola borghesia. La moglie dell’insegnante, che legge tutti gli scritti dello studente e invita di continuo il marito a fermarlo, manifesta altresì una morbosa curiosità per la storia raccontata; lo stesso professore, da una parte, pressato dalla consorte,  tenta di frenare il giovane, dall’altra lo incoraggia, invitandolo alla lettura e spronandolo così a continuare a scrivere. Tuttavia il confine tra realtà e finzione resta sempre molto labile e tanto l’insegnante, quanto il pubblico perdono la percezione di quello che è reale e ciò che è oggetto dell’immaginazione del giovane Claudio. L’impressione è, infatti, che la rappresentazione parallela, cioè quella della vita della famiglia di Raphael, sia solo nella testa dello studente o, piuttosto, in quella del docente e della sua consorte. La rappresentazione di una realtà vera o presunta rimanda ad un gusto voyeuristico caratteristico della società contemporanea e, di conseguenza, stimola interrogativi di carattere etico. Quello del drammaturgo spagnolo è un teatro che descrive i personaggi e la realtà, ma prende in considerazione anche la letteratura, intesa come spazio dell’immaginazione. La messinscena punta sulla fluidità dei movimenti degli interpreti, che si spostano di continuo, costringendo lo spettatore a seguirli, con la stessa curiosità con cui segue le vicende dei protagonisti del racconto. Gli attori si prestano bene alla scelta registica. Altamente consigliato.  

 

Montagno Bozzone Sebastiana     

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