imageimage

Il Pellegrinaggio in Oriente – Hermann Hesse (1877-1961)


pellegrinaggioinoriente1Die Morgenlandfahrt
è stato scritto da Hermann Hesse tra il 1930 e il 1932, anno della pubblicazione in lingua tedesca. Il racconto viene tradotto per la prima volta in italiano da Ervinio Pocar e pubblicato da Adelphi nel 1973 col titolo Il Pellegrinaggio in Oriente.

Come la maggior parte delle opere di Hesse, questo testo può essere letto a vari livelli. Una favola, un sogno, un viaggio nel tempo e nello spazio, un monologo interiore, una raccolta delle esperienze culturali e personali di un uomo che ha vissuto due guerre mondiali, che ha conosciuto molto presto la realtà delle cliniche psichiatriche e che ha deciso di sottoporsi alla psicanalisi.

La grandezza di questo autore emerge con forza ne Il Pellegrinaggio in Oriente e sta nel cogliere e nel riuscire a restituire al pubblico, una condizione dello spirito umano che è universale; che viene attraversata da ogni uomo o donna di ogni tempo e di ogni luogo. Certo non tutti si rendono conto di questo passaggio, non tutti lo accettano, non tutti ne soffrono, ma il momento della crescita avviene in ogni coscienza.

L’opera affronta il senso di profondo smarrimento e di vertigine che accompagna il momento in cui si sceglie di diventare grandi, si accetta questa condizione e si assumono le responsabilità di chi siamo diventati e degli errori che abbiamo fatto e che continueremo a fare. Emerge, dalle righe del testo, il momento in cui ci rendiamo conto di essere solo una goccia nel mare, dacché pensavamo di essere il sale del mare. Quel preciso momento in cui strappiamo il velo di Maya, in cui il grande artista o poeta, il Genio si rende conto che non riuscirà più ad entrare davvero in contatto con la Natura, non riuscirà più a raccontarla ad onorarla a trarne forza vitale e creativa perché quella compenetrazione dell’uomo con la Natura è stata interrotta irreversibilmente dalla scienza, dalla conoscenza e dalla consapevolezza.

Il momento in cui grazie a questa consapevolezza si riesce a trovare la serenità e la pace nella moderna condizione umana che attende tutti gli esseri umani senza distinzione alcuna. Il Pellegrinaggio in Oriente racconta questo momento e la sua ineffabilità, e apre la mente al più grande paradosso della vita umana.

«la prova portò il fratello H. fino alla disperazione, e disperazione è il risultato di ogni serio tentativo di comprendere e giustificare la vita umana. Disperazione è il risultato di ogni serio tentativo di sostenere la vita con la virtù, con la giustizia, con la ragione, e di soddisfare le sue esigenze. Al di qua di questa disperazione vivono i fanciulli, al di là i risvegliati.»

 

Non c’entra l’esperienza della guerra, non c’entrano l’orrore, la paura, l’ingiustizia suprema che hanno avuto nella vita di molti artisti e di Hesse in particolare solo la funzione di risveglio dal torpore dell’incoscienza e di quella allegria fittizia che caratterizza gli anni della giovinezza.

C’entrano piuttosto le radici culturali, il metodo educativo, i traumi infantili, le rotture con gli affetti familiari, le difficoltà dei rapporti interpersonali, l’incomunicabilità che apre la strada al fraintendimento. Tutte le tappe e le scosse emotive che scandiscono la vita di ogni persona, a cui nessuno può sottrarsi, ci costringono a delle scelte, ci spingono a prendere una posizione e spesso a cambiarla poco dopo, ci indirizzano verso dei valori che poi dobbiamo rivedere, ridisporre secondo nuove priorità o che a volte dobbiamo addirittura rinnegare.

Ogni volta che pensiamo di aver compreso un po’ di più del senso della vita, succede qualcosa per cui dobbiamo rimettere tutto in discussione, le nostre certezze, le nostre credenze, la nostra fede.

 

 Ciò che racconta Il Pellegrinaggio in Oriente è l’universalità del dolore che accompagna la ricerca dell’io, la collocazione – se mai ve ne fosse una – della coscienza umana nel mondo e infine l’accettazione serena della propria condizione e l’impegno di cercare – nonostante tutto – la via della felicità e della fiducia in noi stessi e nel genere umano.

Quest’opera registra e dipinge magistralmente la sensazione di non arrivare mai a destinazione, di essere sempre in viaggio. Perché per qualche strano motivo l’essere umano si affanna per tutta la vita cercando di arrivare da qualche parte, di raggiungere una qualche meta o una qualche condizione spirituale “definitiva” senza rendersi conto che la vera esperienza è il pellegrinaggio: la grandezza dello spirito umano sta nell’avere il coraggio di compiere una scelta, indipendentemente da quanto quella scelta sia quella giusta perché è il viaggio stesso che la rivelerà come giusta o sbagliata.

Questo libro racconta il pellegrinaggio di ognuno di noi, o meglio di chi si rende conto di intraprenderlo. È un racconto che chiunque può leggere, che offre molte chiavi di interpretazione e nessuna è più giusta delle altre. È un’opera che sussurra la via, che non urla il dramma che si cela dietro la decisione di intraprenderla. Hesse non vuole portare consapevolezza, a tratti cerca anche di preservare l’ingenuità per questo alcuni lettori vedranno ne Il pellegrinaggio in Oriente una piacevole lettura, altri una strana storia dalla trama sfuggente e a tratti incomprensibile; altri ancora ne rimarranno profondamente sconvolti.