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Live report: Earth @ Init Club (Roma, 29 gennaio 2014)

earth livereport 1A quasi quattro anni di distanza dalla loro ultimo tour europeo tornano a Roma gli storici Earth di Dylan Carlson (noto ai più per essere il proprietario del fucile con il quale Kurt Cobain si suicidò). La pioggia e il freddo non fermano le oltre trecento persone che stipano l’Init Club sin dall’orario d’apertura delle porte, la fila al di fuori del locale è chilometrica. Chiunque si aspettasse un concerto all’insegna delle bassissime frequenze e delle distorsioni malate dei primi dischi sarà rimasto per forza deluso, perché ormai dal 2005, con l’uscita dell’album “Hex”, il trio ha avviato una svolta stilistica fortemente improntata su atmosfere pacate al confine col country e l’epicità morriconiana, fulcro dei loro live set ormai da dieci anni a questa parte.

 

Dismessi gli abiti da paladini del drone metal, i nostri danno vita a uno show non memorabile ma di ottima fattura, probabilmente non aiutati dai volumi non altissimi che il lisergico rito musicale avrebbe richiesto. L’ultimo album “Primitive and Deadly” viene eseguito quasi per intero: “Badgers Bane” apre le danze e la doppietta “Torn by the Fox of the Crescent Moon” e il graditissimo encore “From the Zodiac Light” chiudono la setlist. La band crede molto nell’ultimo materiale - incensato dalla stampa specializzata – e la presenza massiccia di questi brani ne è un’evidente dimostrazione. Carlson si muove sinuoso con la sua chitarra sempre ben salda tra le mani e annuncia timidamente, tra un pezzo e l’altro, rigorosamente senza microfono, i brani eseguiti. Adrienne Davies dietro le pelli detta i tempi della cerimonia con un drumming molto coreografico e allo stesso tempo sobrio e minimale. L’ultimo arrivato al basso, Don McGreevy, anche chitarrista di una delle due band d’apertura della serata, i Don McGreevy & Rogier Smal Duo, si limita ad accompagnare le iniziative, al confine dell’improvvisazione, guidate dai suoi due compagni di avventura.

 

Era lecito forse aspettarsi qualcosa di più dalla band, soprattutto sulla scelta dei pezzi, la cui impassibile ieraticità ha reso lo show un po’ troppo monotono e a tratti noiosetto. Gli Earth di oggi sono questi, prendere o lasciare. Alla fine noi prendiamo.

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