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Il diritto nella settima arte

cinema 2 1Si parla ogni giorno di Cinema. Si va al cinema a vedere un film, si legge una sceneggiatura di un film, esistono da anni manifestazioni in onore della settima arte così come ne discutono i migliori critici invitati nei programmi televisivi o, più semplicemente tra amici durante una pizza.

Si parla di questo o quel regista, dell’attore apprezzato dal pubblico o di una performance non all’altezza. Qualcuno diceva – l’importante è che se ne parli – sì questo è vero, ma la questione in luce ora è meramente legale: il cinema ha i suoi diritti e non sempre questi sono conosciuti al grande pubblico.

Non si pensa, ovviamente, cosa si cela dietro il lavoro di un film; quale sia la fatica e gli ostacoli da evitare e quelli da rispettare per legge.

Uno, tra i più importanti tra tutti i diritti è di sicuro il diritto d’autore dell’opera cinematografica. Essa fa parte di quelle che vengono definite dalla legge opere dell'ingegno, cioè produzioni intellettuali che devono possedere due requisiti: il requisito della compiutezza espressiva e il requisito della novità.

L’opera cinematografica è dunque un’opera molto complessa, definita sia come opera composta, in quanto riconosce al suo interno degli elementi come la sceneggiatura, la regia, la musica e il soggetto ma, è anche un’opera collettiva poiché il produttore ha ruolo di coordinamento dei vari contributi.

Le opere audiovisive – a colori e sonore – non sono altro che l’insieme di film per la tv,  documentari e, in genere, i cortometraggi e i c.d. video clip musicali a meno che non si tratti di semplice documentazione protetta come diritto connesso (art.2 n.6 l.a.).

L’opera audiovisiva è considerata da alcuni autori, così come da alcune sentenze emesse in passato come un’opera collettiva e non come opera composta, in quanto spetta al produttore l’esercizio di utilizzazione economica (art. 45 l.a.), ma pur avendo il direttore artistico la preminente paternità dell’opera, la legge parla di ‘coautori’ dell’opera cinematografica sia per il direttore artistico - il regista - , sia per quello del soggetto e della sceneggiatura - parte letteraria dell’opera - , sia per l’autore della musica che sia creata espressamente per l’opera audiovisiva.

Queste sono le funzioni creative scelte dalla legge per la paternità dell’opera cinematografica, ma svolgono in essa una funzione creativa anche il montatore, il direttore della fotografia, lo scenografo e il costumista.

I coautori e il produttore hanno il diritto di avere la menzione dei loro nomi nella “proiezione”del film, così come espresso dall’art. 48 l.a. e si presumono tali, se non indicati con la loro qualifica nei titoli di testa o di coda dell’opera e nel Pubblico Registro per la Cinematografia tenuto dalla S.I.A.E. – Società Italiana Autori ed Editori.

In Italia, il diritto sull’opera cinematografica è disciplinato dalla Legge 22 aprile del 1941, n. 633 in materia di diritto d’autore, con particolare riferimento agli articoli che vanno dal 44 al 50.

E’ inutile dire che in un’opera audiovisiva i diritti sono tanti, come è chiaro, essendo, la realizzazione di un film, un lavoro che tocca una moltitudine di “addetti ai lavori”. Si hanno i diritti per i coautori, i diritti patrimoniali e morali, passando per i diritti dei produttori e degli attori, finendo con la distribuzione nelle sale cinematografiche. Un lavoro complesso che può essere fatto solo da chi nella mente e nel cuore ha una passione vera per questa arte.

 

La realizzazione di un film è, quindi, un atto di forza, tenacia, costanza è infinite ore di duro lavoro. Il tutto per regalare al grande pubblico un paio di ore di felicità. E questo non può che essere il frutto di una vera passione per un’arte che fa sognare grandi e piccini.

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