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Annullate le nomine di 767 dirigenti dell'Agenzia delle Entrate

La macchina del fisco rischia seriamente di incepparsi. Dalla voluntary disclosure al 730 precompilato, dall'attività di accertamento al nuovo ravvedimento operoso, gli obiettivi più importanti affidati dal Governo all'amministrazione finanziaria potrebbero subire una battuta di arresto con effetti imprevedibili e dirompenti a causa della recente sentenza 37/2015 della Corte Costituzionale.  I giudici costituzionali (redattore Zanon) hanno dichiarato illegittima la proroga, ormai «seriale», del conferimento nelle Agenzie fiscali di incarichi dirigenziali senza passare prima per un concorso pubblico.

La conseguenza più potenzialmente pericolosa della sentenza è che tutti gli atti di accertamenti compiuti dall'Agenzia delle Entrate in questi anni e soprattutto le cartelle esattoriali che ne sono scaturite possano risultare inesistenti. E' questo almeno il parere dell'associazione Noi Consumatori - Movimento Antiequitalia Milano in merito alla sentenza della Corte Costituzionale 37/2015 con cui, afferma in una nota, "sono state correttamente annullate le nomine di 767 dirigenti dell'Agenzia delle Entrate".  Anche se Enrico Zanetti, sottosegretario all'Economia e segretario di Scelta civica, fa notare che «la Consulta sembra tranquillizzare sulla validità degli atti, dato che ammette la possibilità di delega del potere accertativo da parte del dirigente anche a semplici funzionari».


Con la sentenza in argomento della Corte Costituzionale sono state dichiarate illegittime le norme del decreto 16/2012 che autorizzavano Agenzia delle dogane, Agenzia delle entrate e Agenzia del territorio ad attribuire incarichi dirigenziali a propri funzionari con contratti di lavoro a tempo determinato: la durata era legata al tempo necessario a indire i concorsi, ma è stata seguita da proroghe 'bocciate' dalla Corte. 

Nel mirino della Consulta è finito in particolare l'articolo 8 del Dl 16/2012 già sotto la lente di ingrandimento del Consiglio di Stato nel corso di un giudizio che aveva riunito tre ricorsi, proposti dall'agenzia delle Entrate, contro altrettante sentenze del Tar del Lazio. Il tribunale amministrativo, infatti, già nel 2011 aveva bloccato le nomine a dirigenti presso le Entrate nei confronti di numerosi funzionari che non avevano svolto il concorso.

Per il sindacato della dirigenza pubblica tre Governi hanno tentato, «con decreti legge imposti al Parlamento, di sanare circa 1.200 nomine dirigenziali “fasulle”, effettuate dall'anno 2000 a oggi, nei confronti di funzionari privi della qualifica dirigenziale e spesso anche del diploma di laurea». Ora la sentenza 37/2015 ha stabilito che «il conferimento di incarichi dirigenziali nell'ambito di un'amministrazione pubblica debba avvenire previo esperimento di un pubblico concorso, cvx e che il concorso sia necessario anche nei casi di nuovo inquadramento di dipendenti già in servizio». Non solo. La Corte sulla base di più precedenti (tra cui la sentenza 192/2002) ha sottolineato come anche il passaggio a una fascia funzionale superiore comporti «l'accesso a un nuovo posto di lavoro corrispondente a funzioni più elevate ed è soggetto, pertanto, quale figura di reclutamento, alla regola del pubblico concorso». Le norme sotto esame Nel mirino della Consulta è finito l'articolo 8 del Dl 16/2012 impugnatoa dal Consiglio di Stato nel corso di un giudizio che aveva riunito tre ricorsi, proposti dall'agenzia delle Entrate, contro altrettante sentenze del Tar del Lazio

In particolare dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittime le nomine a “dirigente” di ben 787 funzionari dell’Agenzia delle Entrate senza aver sostenuto un pubblico concorso, è caccia grossa alla ricerca dei nomi dei soggetti coinvolti in questa vicenda. Soggetti che, peraltro, hanno anche percepito le indennità da dirigente e che ora saranno costretti a rinunciarvi.

E se qualche politico ha presentato interrogazione parlamentare, le associazioni di tutela dei consumatori si sono spinte più in là effettuando istanza di accesso agli atti amministrativi per conoscere la reale portata del problema.  Si è scatenata, in tutta Italia, una vera e propria caccia all’uomo, anzi al “dirigente destituito”, al fine di verificare se, all’interno di tale elenco, vi è il nome del direttore della locale agenzia delle entrate che ha firmato il vostro accertamento fiscale all’epoca notificato.

 

"Con questa sentenza - sostiene l'avv. Simone Forte, responsabile dell'associazione - si è fatta definitivamente giustizia su una vicenda in cui ancora una volta lo Stato aveva cercato di superare con una legge l'inefficienza e gli errori dell'amministrazione finanziaria. A questo punto i cittadini, potranno ricorrere alla giustizia per ottenere l'annullamento delle cartelle esattoriali inesistenti, ma non solo: tutti i contribuenti che hanno visto fallire le proprie aziende o che hanno venduto i propri immobili per le cartelle inesistenti potrebbero chiedere - secondo Forte - il risarcimento di tutti i danni, anche morali subiti. Farebbe bene Equitalia - conclude - a ritirare spontaneamente tutte le cartelle inesistenti per evitare un interminabile contenzioso con i contribuenti".

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