Sorella Terra

natura

 

Palazzo Braschi ospita, in questi giorni, uno degli affreschi fotografici tra i più emozionanti e stupefacenti, a mio avviso, nella storia delle opere fotografiche eseguite dai più grandi maestri di quest’arte così delicata precisa ed impegnativa. Ispirandosi all’Enciclica papale del “Laudato Si”, i maestri che ci hanno commosso e fatto riflettere in questo nostro tempo, hanno prestato i loro occhi acuti, le loro mani, la loro anima, per dar vita ad un dipinto meraviglioso e unico che, se ascoltato attentamente, è capace di arriva al cuore, ingrandendoci l’anima. Da Steve McCurry a  Jhonn Stanmeyer, da Blair a Lynn Jhonson, artisti tra i più immensi, hanno curato e regalato scatti unici, immortalando momenti, attimi, colmi di una poesia e di un candore meravigliosi. L’idea espositiva si apre con un’ elogio dolce e impressionante sulla bellezza trionfale, perfetta ed unica di questa nostra natura, di questo nostro pianeta, attraverso immagini immortalate dai maestri e provenienti da tutto il mondo: dagli Stati Uniti all’Equador, dall’Inda al Giappone è un rincorrersi di vedute aeree e sottomarine, di boschi innevati e di deserti immensi, di mari cristallini e di lande fiorite … e come può non toccare il cuore quel prato alpino al tramonto, puntellato di piccoli fiori bianchi, che offrono un contrasto delicato e poetico con l’affacciarsi di piccole stelle che cominciano a consolare quel cielo malinconico privo del suo sole … e ancora una volta è la prospettiva ad emozionare, svelandoci l’anima degli occhi che si nascondono dietro quegli scatti … il prato Alpino, rappresentante l’Italia, viene fotografato dal maestro dal basso, raso terra, come se la macchina fosse quasi nascosta tra l’erba alta ed ondeggiata dal vento … e ci si sente immersi totalmente in questo prato brulicante di vita e di stelle e si riesce quasi a sentirla l’Italia, il suo profumo, la sua bellezza, la sua immensa forza e di colpo siamo lì, sul quel prato, immersi in tutto quel commovente incanto e pare quasi di sentirlo davvero, sul proprio viso, quel vento, quei fiori bianchi, quell’erba alta, quelle timide stelle, quel cielo immenso … così ci arriva l’anima dell’ artista, del suo sentire, che si svela all’occhio attento e critico dello spettatore attraverso l’aver eternato questa immagine, questo istante di rara bellezza … e possiamo quasi sentirla, sfiorarla, la sua anima, che sta lì, felice, immersa su quel prato, invasa da tutta quella magnificenza che toglie il fiato, sentendosene parte orgogliosa … così lui scatta, proprio in quell’attimo, volendolo fissare per l’eternità e regalandolo a noi, regalandolo a chi ha occhi per sentire … ed è questa la straordinarietà di questa meravigliosa esposizione, la capacità cioè di riuscire ad invaderci di emozioni e stati d’animo differenti, magiche, forti e dilanianti, attraverso una trama parabolica però, purtroppo, ascendente, perché è stato ed è l’uomo ad infettare tutto questo incanto, quello stesso uomo che poi è capace di percepire l’essenza di questa bellezza, la sua poesia e potenza, emozionandosi ed emozionando … l’esposizione infatti procede attraverso dipinti tossici e dolorosi di un pianeta avvelenato ed ucciso, di spiagge bianche sommerse di petrolio e gas e di quell’orso polare, in bilico, su quella sottile ed inconsistente banchisa di ghiaccio che chiede aiuto, lo si vede, lo si può sentire, lo si può percepire da quei suoi piccoli occhi neri e buoni … da quei suoi occhi tristi … e come fa a non arrivare al cuore, a non farci sentire invasi dalla pena e dalla compassione … così come strazianti e angosciose sono le immagini di un’ Africa denutrita, di un Messico fanciullesco invaso dai rifiuti, da una bimba appena nata che dorme in quella culla di cartone … questa è una mostra di cui, oggi più che mai, abbiamo bisogno, questa è una mostra in grado di aprirci i sensi, arrivando a toccare i recessi  della nostra anima più veri e profondi, quelli che proteggiamo, quelli che non mostriamo mai a nessuno, quelli più nobili ed umani, perché questo siamo, esseri umani. Questa quindi è una mostra capace di scuoterci per cominciare a farci pensare, per cominciare a farci cambiare!   

Montagno Bozzone Sebastiana        

 

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