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Le ricette della Signora Toku

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Uno di quei film che arriva al cuore toccandoti l’anima… la delicatezza nel dipingere l’essenza dell’opera,  esternando (attraverso uno dei processi forse più difficili da compiere) il linguaggio dell’anima è stato realizzato da Naomi Kawase in maniera sublime ed unica… una donna ed una vita difficile, la solitudine mescolata a quel suo dolce sorriso, la forza di reagire combattendo da sola e l’esser riuscita a preservare la preziosità dell’ascoltare, la ricchezza del sentire … sorprendendosi … sempre … ad ogni inverno, ad ogni anno, ad ogni primavera, fino alla fine …

la capacità di amare e di apprezzare meravigliandosi di quei piccoli miracoli quotidiani (invisibili agli occhi dei più), gioiendone come gioiscono i bambini … nonostante tutto, nonostante il tempo, nonostante i mille inverni freddi e soli che la sua anima ha dovuto affrontare … Toku e quella sua forza immensa … Toku e quelle sue mani forti, battagliere, inarrendevoli, belle. Come belli sonoi ciliegi in fiore che incantano il Giappone e che la accompagnarono colorando le primavere della sua vita … come bello e dolce era quel suo saluto alle foglie mosse dal vento ogni mattina e puntualmente ricambiato da quelle … Toku e quella sua perseveranza … Toku e quel suo meraviglioso e paziente dialogare con la natura e con ogni essere di questa terra … in una maniera così autentica, così fragile, così forte, così tenera, che risulta impossibile rimanerne indifferenti … si dice chel’amore è un circolo e che tutto torna … e l’opera di Kawase ce lo mostra appieno … la luce profonda del suo amore … dell’amore di Toku è riuscita a riconsegnare il sorriso e la speranza all’anima spenta e sola di Sentaro, di quel dolciaio un po’ triste e malinconico dagli occhi buoni e fragili, come fragili erano quelle piccole foglie verdidavanti al suo negozio mosse dal vento ogni mattina. La solitudine è la peggior malattia da cui si può essere affetti. L’intero filmpotrebbe essere rinchiuso in questa breve proposizione, ma non sarebbe giusto, non gli si darebbe lo spazio che merita. Il titolo è Le ricette della signora Toku e, di per sè, ha già il merito di fuorviare il pubblico che si aspetterebbe tutt’altro da ciò a cui realmente assisterà. Il ruolo della cucina nel film è monocorde e prettamente di contorno, uno stratagemma utilizzato come arma a doppio taglio dai tre credibilissimi protagonisti. Sentaro, Toku e Wakana sono rispettivamente il responsabile di un chiosco di Dorayaki, l’anziana ed affabile signora pronta ad aiutarlo e una ragazzina povera ma con una sensibilità diversa da quella delle sue coetanee.Masatoshi Nagase (Il mare e l’amore), Kirin Kiki (Father and son) e Kyara Uchida (Kiseki) sono gli attori che hanno dato volto ai cupi sentimenti di cui il film si fa portavoce, pur senza dimenticarsi di far scorgere una speranza. Direttamente dalla categoria “Un certain regard” dell’ultimo festival di Cannes, Le ricette della signora Toku gioca con la nostra compassione, con la nostre concezione di “esistenza” senza avere la presunzione di dare risposte di alcun genere, soltanto ricordandoci che non siamo soli e che, se lo fossimo, sarebbe tutto molto più difficile.

 

Montagno Bozzone Sebastiana 

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