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L'arte del remake

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Ogni tanto nel mondo del cinema c’è qualcuno a cui viene in mente di fare un remake. Può essere un produttore, un regista, uno sceneggiatore o anche un attore a volte, che abbia voglia di confrontarsi con qualche suo idolo del passato.

Il remake, rifacimento della stessa trama, dello stesso plot, è un po’ un ritornare sul luogo del delitto e può essere realizzato per motivi commerciali, per una voglia di attualizzare una formula che ha già dimostrato di funzionare, per aumentare il pubblico di una storia fortunata oppure per dare una seconda chance a una storia che non ha avuto la fortuna che meritava. Il remake può essere un’affascinante sfida o una noiosa ripetizione di una polpetta già mangiata. Molti criticano questa tendenza, che trova ad Hollywood i suoi massimi sostenitori, ma molti altri apprezzano questi tentativi di rinfrescare vecchi film e vecchie trame, grazie alle nuove tecniche cinematografiche e scenografiche. Spesso si tratta solo di esigenze commerciali e tentativi di guadagnare un po’ con prodotti già collaudati e conosciuti dal pubblico, ma in alcuni casi dietro un remake c’è un autore che vuole misurarsi coi grandi maestri direttamente nel cuore delle loro opere: da una nuova versione della stessa cosa possono nascere risvolti diversi e inaspettati rispetto al film precedente e i risultati, che a volte sono assai peggiori dell’originale, altre volte possono risultare accattivanti e ben centrati, tanto da superare l’opera realizzata in precedenza.

Ecco alcuni titoli che recentemente hanno avuto l’onore (e l’onere) di un remake: Carrie, lo sguardo di Satana (2013, l’altro è del 1976), Il Grande Gatsby, con Di Caprio (il precedente, con Redford e Mia Farrow è del 1974), Grandi Speranze (2012;1946), Robocop (2014, precedente del 1987), The Amazing Spider Man (2012), primo tassello della nuova versione della ancora recente trilogia di Sam Raimi Spiderman, Spiderman2, Spiderman3 (2002, 2004, 2007), Alba Rossa (2012) remake dell’omonimo del 1984, Benvenuti al Sud (2010, con Claudio Bisio, ispirato a un analogo film francese Giù al Nord, del 2008), The Last Kiss (2006) dall’originale di Gabriele Muccino L’ultimo bacio del 2001, L’altra sporca ultima meta (2005) che riprende il celebre Quella sporca ultima meta (1974), Le colline hanno gli occhi (2006) horror in cui si mantiene lo stesso titolo dell’omonimo (1977), L’alba dei morti viventi (2004) rifacimento di Zombi di Romero (1978), La guerra dei mondi (2005), protagonista Tom Cruise, che si rifà, oltre che al romanzo di H. Wells al primo film tratto da quello, del 1953, Solaris (2002) dove Gorge Clooney cerca di inseguire la magia dell’omonimo film di Tharkovskj del 1972, Invasion (2007), che tenta di emulare il capolavoro L’invasione degli ultracorpi (1956), Il Pianeta delle scimmie (2001), precedente realizzazione:1968.

Ci sono personaggi che hanno attraversato la storia del cinema, ad esempio Robin Hood che è apparso molte volte sullo schermo, l’ultima con Ridley Scott (2010) e precedentemente con Robin Hood, principe dei ladri (1991) interprete Kevin Kostner, Robin Hood, la leggenda (1991) la parodia Robin Hood, un uomo in calzamaglia, di Mel Brooks (1993), Robin e Marian (1976) con Sean Connery fino ai classici La leggenda di Robin Hood (1938) con Errol Flynn e a quello del 1922 con Douglas Fairbanks (passando per l’animazione Disney del 1973).

Di King Kong, altro personaggio storico del cinema, ne esistono tre versioni principali: quella del 1933, quella del 1976 e l’ultima del 2005 firmata da Peter Jackson.

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Stesso discorso vale per I tre moschettieri, di cui esistono infinite realizzazioni: 1948, di George Sidney, con Lana Turner e Gene Kelly; 1961, versione francese in due parti: 1974, di Richard Lester, con Rachel Welsh, Oliver Reed e Michael York; 1993, con Charlie Sheeen, Kiefer Sutherland e Rebecca de Mornay; 2011, l’ultimo, in ordine di tempo, con Milla Jovovich, Christoph Waltz e Orlando Bloom. Andando indietro negli anni Novanta troviamo altri celebri remake: La leggenda di Sleepy Hollow (1999), con Melena Bonham Carter e  Johnny Depp, che riprende addirittura un film del 1912, Nome in codice Nina (1993), versione americana di Nikita di Luc Besson (1990), Ore disperate (1990) di Michael Cimino, con Mickey Rourke, che riprende il film di William Wyler Ore disperate(1955) con H. Bogart, Psycho (1998) in cui il regista Gus Van Sant ha voluto cimentarsi nel confronto con l’altissimo Hitchcock, stesso titolo (1960), Sabrina (1995) difficile remake del capolavoro del 1954 con Audrey Hepburn e Bogart, La carica dei 101(1996) versione “in carne e ossa”del capolavoro animato Disney del 1961, Cape Fear (1991) dove Martin Scorsese, Bob De Niro e Nick Nolte attualizzano l’omonimo film di Thompson del 1962 , Il padre della sposa (1991) dove uno scatenato Steve Martin replica il successo di Vincent Minnelli del 1950. Negli anni Settanta e Ottanta oltre a mitico Frankenstein Junior (1974) di Mel Brooks, parodia dei film di Frankestein degli anni ’50 e ’60, troviamo Buddy Buddy (1981) di Billy Wilder, con Walter Matthau, remake de Il rompiballe (1973) e Scarface (1983) con Pacino, che riprende il film omonimo del 1932. Chiudiamo con un remake degli anni ’40, Beau Geste, film sulla legione straniera, da un precedente del 1926. Anche Marty Feldman, l’Igor di Frankenstein Junior, ne fece una parodia con L’ultimo remake di Beau Geste (1977).    

Ovviamente i titoli citati sono solo alcuni e accanto ai remake alla luce del sole bisogna considerare quei tantissimi rifacimenti velati o parziali di cui è costellata la storia del cinema. Si pensi ai film di Tarantino, ad esempio, ispirati ai B movies anni ’70 o ai film di Wenders, che ha sempre avuto un’attenzione per chi lo aveva preceduto, ma anche a moltissimi altri. L’arte del remake insegna che nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma. Nel cinema, come nella letteratura, copiare, riprendere, imitare, rubare, fa parte delle regole del gioco, favorisce il fascino dei rimandi e delle citazioni e fa dell’insieme dei film qualcosa che non solo parla agli spettatori, che li si veda in sala, in tv, in streaming o in tutti gli altri modi possibili, ma innesca un meccanismo in cui le opere si parlano tra loro. Avvicinandosi ad esse dovremmo anzi essere in grado di udire questo chiacchiericcio di fondo che non si ferma mai, chiacchiericcio tra autori, registi, produttori, personaggi, attori, spettatori di epoche diverse, accomunati dalla stessa passione per il cinema. Dialoghi ininterrotti che rendono forse la visione di un film qualcosa di ancora più bello e affascinante di quello che già è. Il sottile spessore della pellicola ad un tratto si fa denso.