Il linguaggio del corpo:i gesti

“Non esistono parole più chiare del linguaggio del corpo,
una volta che si è imparato a leggerlo.”
Alexander Lowen  (Psichiatra e psicoterapeuta statunitense),
The language of the body, New York, 1958

 

Quando conosciamo qualcuno, ci scambiamo una reciproca prima impressione. Questa si concretizza in un’immagine che fisserà, nella mente di ognuno di noi, un ricordo più o meno permanente dell’altro e una valutazione positiva o negativa della sua personalità.

La prima impressione di uno sconosciuto si delinea nei primi 4, 5 minuti del primo contatto visivo – indipendentemente dalla conversazione che può instaurarsi oppure no - e difficilmente si potrà modificare o correggere. Da questo piccolo lasso di tempo spesso dipendono eventuali incontri successivi e la volontà di approfondire o meno la conoscenza con quella persona.

gestualitàIl flusso di informazione tra due corpi avviene grazie a un processo chiamato empatia che consente di sentire, provare lo stato d’animo della persona con cui ci stiamo rapportando tramite l’assunzione della sua stessa posizione.  Il nostro corpo può entrare in empatia con quello del nostro interlocutore ancora prima che noi ce ne rendiamo conto.

“Il corpo parla un linguaggio che può essere compreso solo da un altro corpo”, sostiene Anna Guglielmi (esperta di comunicazione), per questo è importante sviluppare una certa sensibilità e una particolare attenzione alle risposte e ai messaggi che il nostro corpo invia. Con l’esercizio su noi stessi, gradualmente, saremo in grado anche di tradurre correttamente le espressioni, il linguaggio non verbale, di chi abbiamo di fronte.

I movimenti che compiamo con la parte superiore del corpo sono i più spontanei e quindi anche i più difficili da controllare.

Se pensiamo a quando ci spaventiamo improvvisamente avremo presente il sussulto che fa scattare contemporaneamente il busto, il collo e talvolta le braccia. Questa è una reazione istintiva e incontrollabile ma si permette di cogliere il collegamento profondo che esiste tra le nostre emozioni più sincere e la gestualità.

I gesti-atteggiamento – cioè quelli compiuti involontariamente – rivelano contenuti peculiari della nostra personalità che spesso non vogliamo, non riusciamo o non possiamo esprimere verbalmente. È interessante notare che le persone che ricoprono un ruolo di potere nella società – e che quindi si trovano spesso in situazioni di Public Speacking – hanno una gestualità più ridotta e controllata di chi non è avvezzo ad esprimersi davanti a una platea. Anche con l’avanzare dell’età, l’essere umano tende a minimizzate sia le espressioni del viso sia la gestualità del corpo. Una spiegazione di questo fenomeno potrebbe attribuirsi alla ricchezza del vocabolario che va ampliandosi sia con l’esperienza di vita data dall’età, sia con le necessità di efficacia comunicativa date dal potere e dalla rilevanza sociale.

gestualità 2Poiché non esiste un’enciclopedia dei gesti, né un’interpretazione universale del linguaggio del corpo, ogni movimento, cambio di posizione o espressione vanno osservati in stretta relazione al contesto che stiamo vivendo nonché al comportamento generico di chi stiamo osservando. Per questo prima di lanciarsi in interpretazioni arbitrarie e soggettive è bene raccogliere quante più informazioni possibili sull’universo comportamentale del nostro interlocutore: questa raccolta di informazioni spesso avviene nella fase verbale.

 Ad esempio se stiamo parlando con qualcuno che a un certo punto incrocia le braccia – gesto che di solito rappresenta una barriera, una chiusura – dobbiamo saper distinguere se l’origine di quel cambio di postura è il freddo o se le braccia conserte per quella persona rappresentano un’abitudine comportamentale. Inoltre molto spesso il corpo invia segnali che si contraddicono tra di loro come un bel sorriso e braccia aperte in segno di accoglienza e disponibilità, ma gambe incrociate. In casi del genere il contesto situazionale è una discriminante da cui non si può prescindere per interpretare correttamente il linguaggio del corpo.

In linea generale è possibile affermare che le parti del corpo collocate più lontane dalla testa sono le più difficili da controllare e sono, per così dire, “più affidabili” e più eloquenti per l’analisi del linguaggio non verbale. Se ci annoiamo terribilmente durante una conversazione, potremmo assumere – con uno sforzo di concentrazione - un’espressione del viso interessata e rispettosa, ma sarà difficile che le nostre mani non giochino con penne, bottoni, polsini o capelli e che i nostri piedi/gambe non dondolino freneticamente.

gestualità 3I gesti rappresentano comunque un atto comunicativo, quindi oltre ad informare l’interlocutore sui nostri sentimenti verso di lui o verso il contenuto del suo messaggio, influenzeranno il suo comportamento successivo, e lo renderanno più o meno ben disposto nei nostri confronti (anche se lui non ne dovesse avere piena consapevolezza).

Quando sentiamo parlare di “sesto senso” riguardo persone che mostrano una strana capacità di cogliere al volo la vera natura degli altri e di inquadrarli in un determinato comportamento, dobbiamo pensare proprio all’abilità di saper osservare, ascoltare e correttamente interpretare il linguaggio del corpo altrui.

E allora nulla di mistico in questa espressione, il “sesto senso” è un’attitudine umana che può essere esercitata sviluppata e che può dare ottimi risultati per quanto riguarda l’efficacia comunicativa nelle relazioni interpersonali.