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Cappuccetto Rosso ai raggi X

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Cappuccetto Rosso vede la luce nel 1680, con la pubblicazione in Francia de I racconti di Mamma Oca di Charles Perrault. La sua storia è inserita accanto a quella de La bella addormentata, Cenerentola, Il gatto con gli stivali e Pollicino. La fiaba di Perrault è molto semplice e a tempo stesso ricca di spunti. Eccone lo schema, abbastanza noto:  una ragazzetta, a cui viene regalata una mantellina rossa, deve andare nel bosco per raggiungere la nonna malata e portarle generi di conforto. Le viene raccomandato di stare attenta ai lupi e di non abbandonare la strada maestra ma ella contravviene alle raccomandazioni, si ferma a raccogliere dei fiori e incontra il Lupo. Ingenuamente gli rivela l’ubicazione della casa della nonna. Cappuccetto cade quindi nella trappola del Lupo e alla fine sia lei che la nonna finiranno mangiate. Il finale di Perrault è senza salvezza: chi non ascolta le raccomandazioni finisce male. E’ evidente qui l’intento morale.

Diverge per la parte finale la fiaba riproposta dai fratelli Grimm nel 1857. In questo caso appare il Cacciatore, che si accorge del tranello del Lupo, lo uccide e estrae dalla sua pancia, illese, sia Cappuccetto che la nonna. La ragazzina riempirà poi il ventre del lupo con delle pietre, come a scorno di quest’ultimo.

Volendo andare a spulciare nelle suggestioni della mitografia scopriamo che il personaggio di Cappuccetto Rosso potrebbe avere radici molto più antiche di questi valenti autori: Cappuccetto potrebbe simboleggiare il dio Mercurio, dio dell’azione e del movimento dell’antica mitologia, portatore di farmaci, che indossa un copricapo per celare il suo volto e ha l’argento vivo addosso. Il dio si confronterebbe con altri principi fisico-alchemici rappresentati dal Lupo e dalla Nonna. In questo caso la casa della Nonna, (chiamata in Grimm casa delle tre Querce) potrebbe simboleggiare il luogo dove il mercurio e i metalli venivano forgiati e lavorati, quindi un luogo alchemico. Altra interpretazione vede in Cappuccetto Rosso il disco solare (da sempre associato alla divinità) che si fa strada nel bosco lottando con le tenebre, rappresentate dal Lupo.

Assolutamente da non sottovalutare poi l’identificazione di Cappuccetto Rosso con la Primavera (e qui c’è anche un collegamento con il Carnevale, momento in cui si manifestano i primi segnali della bella stagione) sottolineata dall’azione del raccogliere fiori. In questa modalità la competizione è con l’Inverno, rappresentato dal Lupo. Soffermandoci sul colore rosso della mantellina di Cappuccetto potremmo dire che questo colore ha sempre avuto tratti di ambiguità. Il rosso è un colore vitale, della luce, del fuoco, del sangue come vita ma può essere anche il colore della macchia, del sangue come ferita, malattia, morte, del peccato.

Inutile non rilevare la simbologia di carattere sessuale legata alla fiaba, specie nella versione di Perrault, dove l’età della protagonista non è così acerba come in altre versioni. Il colore rosso del mantello della ragazzetta Cappuccetto potrebbe rappresentare il rosso del mestruo e quindi della fertilità sessuale, per cui la raccomandazione di non perdere il sentiero e di stare attenta ai lupi da parte della madre è una chiara indicazione di far attenzione a preservare la propria verginità, tenere la retta via, e non farsi sedurre dal Lupo di turno.

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Il Lupo poi è ovviamente parente di varie figure di mostri letterari (il vampiro, il lupo-mannaro, l’orco, il demone) con caratteristiche di male assoluto o invece estremamente umane, e in questo caso può accadere che la protagonista femminile finisce per innamorarsi delle caratteristiche umane di questo essere di norma infernale (vedi ad es. La Bella e la Bestia). Per terminare l’excursus citiamo, dopo quelle classiche, una figura moderna di Cappuccetto Rosso, all’interno della raccolta di racconti La camera di sangue di Angela Carter (1979). Qui troviamo un racconto intitolato Lupo-Alice in cui la protagonista femminile cede alle lusinghe del Lupo e accetta di mescolarsi ad esso, sia fisicamente che come sostanza: il Lupo diverrà in questo caso un po’ Cappuccetto e Cappuccetto diverrà un po’ Lupo.

Qualunque sia l’interpretazione che si voglia dare a questa fiaba immortale comunque possiamo dire che il suo fascino resta senza tempo e che essa rimane sempre una fonte di ispirazione per innumerevoli racconti.