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Il teatro in Oriente

 

Il teatro orientale, così come quello europeo, trae le sue origini dalle manifestazioni di carattere religioso, specie dai rituali dei paesi del sol levante. Il teatro di maggiore notorietà è sicuramente il giapponese Noche derivato dal medievale Danga-Ku, non ha mai subito alcuna modifica o evoluzione dal suo nascere (XIV° secolo) ad oggi. Il No viene rappresentato sempre con la medesima scenografia, costituita da un piano rialzato di forma quadrata ai cui lati siede il pubblico, sullo sfondo un pino, un ponticello e un piccolo balcone. Ai lati delle due quinte due musicisti per lato suonano quattro strumenti a corda e a percussione. La recitazione e la mimica sono caratterizzate da rigide regole, ne consegue che ogni gesto e ogni movimento abbiano un preciso significato, sempre riconoscibile dal pubblico. Ogni spettacolo è dotato di 8 quadri, di cui 5 drammatici e tre comici, alternati, per una durata complessiva di 7ore. Gli attori sono sempre due di cui uno, lo shite, sempre mascherato e l’altro lo waki, non mascherato. Derivato dal No, ma di carattere più popolare è il Kabuki, il teatro burlesco, romanzato, a volte erotico, ricco di effetti scenici. Connotato anch’esso da rigide regole riguardanti la messa in scena degli interpreti , questo tipo di teatro assai più divertente del precedente, presenta personaggi stereotipati, addobbati con costumi sfarzosi. Dal punto di vista innovativo il teatro Kabuki ebbe l’indubbio merito di introdurre in scena il palcoscenico  girevole che dava la possibilità di veloci cambi di scena e di costumi. Tale tecnica fu mutuata dal teatro europeo intorno alla fine dell’800.  Il teatro cinese ha conseguito notorietà internazionale soprattutto con gli spettacoli delle ombre, noti sin dai tempi di Marco Polo ed anche le marionette che avevano molte affinità con i pupi siciliani. La forma d’arte scenica più popolare e spettacolare è senza dubbio l’Opera di Pechino che, fondata all’inizio del ’900 ha canonizzato un’arte avente storia e tradizione multi millenaria. Costituita da un insieme di canzoni corali, danze, acrobazie, giochi d’abilità e scene ricche di costumi, draghi, mostri, serpentoni e fuochi d’artificio assai  luminescenti. L’opera cinese narra fatti ed episodi della propria storia e tradizione culturale. Anche il teatro indiano ha avuto un pizzico di notorietà, quantunque limitata a rappresentazioni di tipo burlesco, marionettistico. Un suo famoso personaggio indu, Viduchaka, fu introdotto nella commedia dell’arte italiana intorno al 17° secolo. Così, in mezzo ai vari Pulcinella, Arlecchino, Pantalone, Capitan Fracassa etc. figurava anche il pittoresco indù, sempre con faccia pitturata e turbante per strappare qualche esotica risata in più. I teatri dell’ Asia importano un’arte drammatica senza codici psicologici, basata su una tecnica dettagliata come solo elemento e strumento dell’attore, capace di presentare le emozioni. L’ attore cinese non si interessa di creare un’ illusione teatrale come di regola succede al teatro Occidentale. Il teatro Orientale ha origini rituali, che si riscontrano anche negli spettacoli di oggi. Alcune forme teatrali dell’ India, del Giappone, della Cina, del Bali sono stati veri punti di riferimento per uomini di teatro quali Craig, Mejerchold, Artaud, Brecht e continuano ad esserlo Grotowski, Brook e Barba. La polisemia del teatro Orientale si riflette nella tecnica del corpo, nei molteplici e vari aspetti della pratica spettacolare, nella fenomenologia dell’ attore o nella trasmissione dell’ arte. Il teatro orientale è una combinazione di danza, musica e poesia che vede nell’ attore il mezzo per indurre lo spettatore a provare l’ esperienza in diversi stati d’ animo. L’ Occidente considera la rappresentazione quale punto di contatto con il mondo della realtà. L’ Occidente da enfasi all’ illusione, alla mimesi,l’attore mimetizza il ruolo come un’ esperienza personale, enfatizza il testo e la parola definisce il testo. L’Oriente con la standardizzazione dei codici corporali significa convenzione. L’ attore si fa il ruolo, centro del ruolo corporale tecnico, con enfasi alla rappresentazione ed il corpo definisce il senso.

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