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Samsung vs Apple:scontro tra due religioni

LA MELA DELLA DISCORDIA - Il confronto tra Oriente e Occidente non risparmia nemmeno la tecnologia foriera di ingenti somme di denaro. In tutte le sue declinazioni l'industria dell'elettronica e del software (sia di applicativi, che videoludica) rispecchia l'eterna tensione tra due "ecosistemi produttivi", che veicolano valori ben distinti. Il confronto si è ulteriormente inasprito da qualche anno, quando la Samsung ha deciso di aggredire la fetta di mercato fino a quel momento appannaggio della Apple. Non si tratta di semplice concorrenza tra smartphone, ma di un ragionato tentativo di contrastare l'egemonia dell'azienda di Cupertino commercializzando i prodotti di fascia alta della serie "Galaxy".

La sfida, oltre ai numerosi botta e risposta fatti di aggiornamenti di dispositivi sempre più performanti, si è giocata anche sul piano dei sistemi operativi: il forte senso d'appartenenza di tutti gli utenti che utilizzano iOS, derivante dalla sua quasi totale incompatibilità con altri ambienti virtuali, ha in egual misura rafforzato e danneggiato il brand. In risposta alle esigenze di varietà e massima diffusione degli applicativi, Samsung ha mostrato maggiore flessibilità "appoggiandosi" ad Android, sistema di proprietà di Google. Questo ha favorito una larga diffusione di contenuti prodotti dagli stessi utenti e al contempo garantito una certa stabilità di un sistema operativo che sfrutta appieno gli algoritmi potentissimi di MountainView.

Apple VS Samsung

A COLPI DI PROCESSI - La spaccatura tra Samsung e Apple ha assunto connotati quasi ideologici con l'escalation di vicende giudiziarie, che ha portato gli utenti dell'una o dell'altra fazione a feroci campagne di discredito dei rivali. La famigerata "guerra dei brevetti" è scoppiata il 19 aprile 2011 quando la Apple ha denunciato l'azienda sudcoreana accusandola di aver copiato nel design e nell' "utilità" sia l'iPod che l'iPhone (per un totale di 6 brevetti violati). La sanzione richiesta dallo staff di Jobs non si limitava solo ad un risarcimento pecuniario, quanto piuttosto al tentativo di inibire la diffusione di alcuni prodotti Samsung (Galaxy Tab 10.1 Slim, Nexus S, Epic 4G, Galaxy S e al Galaxy S II) negli USA.

Per l'azienda di Cupertino è stata una vittoria a metà poiché ha ottenuto si il risarcimento di 929,8 milioni di dollari, ma non è riuscita al contempo a liberare negozi e punti vendita dai prodotti rivali. A pochi giorni dalla pronuncia del giudice Lucy Koh sulla diatriba di tre anni fa, la "mela morsicata" già preannuncia per il 31 di marzo un nuovo capitolo della saga giudiziaria. Sul banco degli imputati 5 brevetti e la richiesta, record nella storia dei processi per violazione della proprietà intellettuale, di un risarcimento di 40 dollari per ciascun dispositivo venduto. Una proposta decisamente che surriscalda ulteriormente un clima già teso e mette sul piede di guerra gli avvocati della Samsung chiamati a provare l'assoluta originalità dei prodotti della multinazionale di Seul.