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Cultura nazionale ed economia: l'ethos giapponese

Talvolta le variabili economiche non bastano a spiegare i motivi del progresso economico di una nazione. Rispetto, gratitudine, generosità, benevolenza, reciproco aiuto, solidarietà, cooperazione, protezione dell’onore del gruppo di appartenenza, armonia nelle relazioni interpersonali: questi gli elementi decisivi per lo sviluppo economico giapponese.

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Insieme alla Cina, il Giappone è una delle più grandi potenze economiche mondiali, capaci di rivaleggiare per importanza con Stati Uniti e Germania. Come la Cina, si trova nel trova nel continente asiatico, il quale- nonostante la crisi economico-finanziaria in atto – sta conoscendo uno sviluppo senza precedenti. 

Se per la Cina è facile individuare le cause del suo sviluppo economico analizzando le sue caratteristiche socio-demografiche e territoriali e le scelte compiute dal governo in materia di politica economica, ben più complesso è il caso del Giappone.

Lo sviluppo economico della nazione nipponica inizia molto presto: già negli anni Venti, grazie al deprezzamento dello yen che facilitò le esportazioni- che aumentarono a partire dal 1924- , mentre le importazioni iniziarono a calare dopo il 1926. In questi anni l'economia giapponese crebbe in termini reali del 50%, mentre la capacità produttiva quadruplicò in particolare nel settore dell'energia elettrica e dell'acciaio.

Durante la Grande depressione del 1929, il Giappone fu colpito in maniera più limitata rispetto ai paesi occidentali, anche se ne risentì molto in termini di disoccupazione. Grazie alle politiche del governo (svalutazione dello yen, riduzione dei tassi d'interesse e aumento della spesa pubblica, anche con un piano di riarmo) la ripresa fu rapida e consistente. La seconda guerra mondiale segnò profondamente la nazione. Il Giappone ne uscì distrutto sia moralmente che economicamente: nel 1950 il PIL pro capite giapponese era il 20% di quello americano. Eppure, nei decenni successivi, la crescita economica gli consentì di raggiungere il 77% del PIL pro capite americano nel 1995.

 

Come un paese uscito sconfitto e distrutto da una guerra, senza ricchezze naturali, con una lingua incomprensibile e locato ai margini del mondo, sia potuto diventare una delle economie più potenti del pianeta non è spiegabile con i soli parametri economici. In realtà, nessuna analisi economica che voglia essere esauriente può davvero mai esulare dall'analisi delle caratteristiche pregnanti del popolo di quella determinata nazione, ovvero della sua cultura.

L’ UNESCO nella “Conferenza mondiale sulle politiche culturali” del 1982 a Città del Messico così la definisce: La cultura in senso lato può essere considerata come l’insieme degli aspetti spirituali, materiali, intellettuali ed emozionali unici nel loro genere che contraddistinguono una società o un gruppo sociale. Essa non comprende solo l’arte e la letteratura, ma anche i modi di vita, i diritti fondamentali degli esseri umani, i sistemi di valori, le tradizioni e le credenze.

Giappone3Ma questa è solo una delle tante definizioni proposte nel tempo da sociologi, politologi e studiosi. Ciò che emerge dalla pluralità di visioni è la complessità di dare una definizione adeguata a un concetto all'apparenza tanto semplice e nello stesso tempo di vitale importanza per comprendere le determinanti dello sviluppo economico.

Il celebre economista Amartya Sen nell'opera “On ethics and economics” scrive:     “(...) in the case of Japan, there is strong empirical evidence to suggest that systematic departures from selfinterested behaviour in the direction of duty, loyalty and goodwill have played a substantial part in industrial success. What Michio Morishima (1982) calls'the Japanese ethos' is certainly hard to fit into any simple picture of self-interested behaviour”.

Sebbene Sen incentri la sua opera sull'importanza della visione etica nell'economia e non si soffermi troppo sul caso della nazione nipponica, dal passo appena citato emerge chiaramente il pensiero dell'autore. L'interesse economico- ciò che in economia viene chiamato massimizzazione dell'utilità- pur essendo molto importante, non ha rilevanza esclusiva. A volte possono essere prevalenti, nella spiegazione dei comportamenti umani, considerazioni di tipo religioso o di tipo familiare, ed in definitiva valori, credenze, atteggiamenti che costituiscono il sostrato culturale di un popolo.

Le ragioni dell'incredibile sviluppo economico giapponese all'indomani del secondo conflitto mondiale sono da ricercarsi dunque nella sua cultura nazionale, e in particolare nell’etica comunitarista che si è sviluppata nel corso degli anni in Giappone e che s’identifica in particolari valori come la lealtà. Altri valori identificativi dell’etica comunitaria sono: rispetto, gratitudine, generosità, benevolenza, reciproco aiuto, solidarietà, cooperazione, protezione dell’onore del gruppo di appartenenza, armonia nelle relazioni interpersonali, ricercare il consenso, avere buone maniere e così via. Questa serie di valori è di origine religiosa, le sue radici vanno ricercate nel confucianesimo e nel buddismo.

La cultura è la lente attraverso la quale l'individua osserva e interpreta la realtà, determinandone la sua percezione e i suoi atteggiamenti. La cultura influenza altresì il modo di fare affari, l'importanza data al sistema di valori personali, perfino l'organizzazione degli spazi lavorativi. Questo è il motivo per cui un italiano che si trovi per vari motivi a lavorare in Giappone rimarrà, almeno inizialmente, spiazzato.            

In Giappone non esiste il concetto di ufficio personale: piuttosto vi è un unico grande spazio (open space) dove sono posizionate tutte le scrivanie dei dipendenti, a riflesso del profondo collettivismo e della diversa concezione di privacy che impregnano la cultura giapponese. Ma ad uscirne profondamente influenzato è soprattutto il comportamento organizzativo, ovvero l'atteggiamento sul posto di lavoro, l'impegno, l'attaccamento all'azienda, la produttività. Alcuni anni fa ha suscitato molto scalpore nel mondo occidentale la notizia che uno degli uomini più ricchi del mondo (secondo la graduatoria che annualmente stila la rivista americana Forbes), il giapponese Taikichiro Mori, si recava ogni giorno in ufficio a piedi portandosi da casa la scatoletta del frugale pranzo come un qualsiasi dipendente e, soprattutto, che questo modello di frugalità era la norma per l’intera classe dirigente giapponese.

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