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Comunicazione non verbale: il corpo nello spazio

Ogni persona delinea uno spazio personale immediatamente intorno a sé che difende – anche involontariamente – dall’invasione altrui e in cui si sente protetta.

prossemicaSi tratta di uno spazio circoscritto che “ci segue”, perché comincia dal nostro corpo e si estende per un’area più o meno ampia.

Se riusciamo a percepire questo spazio - a vederlo e a rispettarlo - potremo stabilire il tipo di relazioni che vogliamo instaurare con una persona, e avremo gli strumenti per comprendere anche il tipo di relazione che il nostro interlocutore vuole instaurare con noi.

Negli anni Sessanta la sociologia e l’antropologia hanno cominciato ad interessarsi all’esistenza di questo spazio personale ideale: è nata così una nuova disciplina, la prossemica. Il termine è stato introdotto dall’antropologo americano Edward T. Hall «per indicare lo studio dello spazio umano e della distanza interpersonale nella loro natura di segno» (dall’enciclopedia Treccani, Voce di Michele Bracco). La prossemica è dunque una semiologia dello spazio, che «individua in esso un vero e proprio canale di comunicazione» e che attribuisce alle distanze che interponiamo fra il nostro corpo e il corpo degli altri, un significato psicologico traducibile in intenzioni. Oggi la prossemica è riconosciuta come la scienza che studia la comunicazione interpersonale non verbale.

Secondo questi studi lo spazio intorno a noi, non è vuoto e può essere suddiviso in bolle invisibili, precise zone concentriche dentro le quali avvengono le relazioni interpersonali e grazie alle quali possiamo interpretare la natura di tali relazioni.

prossemica 2Edward T. Hall ha suddiviso lo spazio personale in zone o dimensioni, in base al loro valore semantico e in base ai recettori dell’apparato sensoriale che di volta in volta vengono coinvolti (Edward T. Hall, La dimensione nascosta, 1966).

Grazie a questo studio, sono state riconosciute 4 aree in cui avvengono le interazioni umane:

la distanza intima, fino a 50 cm dal nostro corpo. Delinea un altro grado di coinvolgimento fisico. Si riconosce nei contatti erotici e nei contesti di lotta corpo a corpo o di altri sport che prevedono il contatto fisico come il rugby. In questa zona vengono implicati i recettori dell'odore e del tatto, mentre i recettori oculari svolgono un ruolo decisamente secondario dato che la distanza è talmente ravvicinata da impedire un’immagine chiara e nitida. Per questo se ci avviciniamo molto a qualcuno che non conosciamo, o con cui non siamo in confidenza, questi potrebbe istintivamente allontanarsi e provare fastidio o imbarazzo. Più ci avviciniamo a una persona più la relazione acquisisce una connotazione intima, ma dobbiamo essere sicuri che il nostro interlocutore sia d’accordo ad approfondire il rapporto in questo senso, se non vogliamo allontanarlo da noi. Per trovarsi nella zona intima, i due interlocutori devono essere molto vicini con tutto il corpo e non solo con le estremità di esso. Quindi due persone che si baciano sulla guancia mantenendo i loro corpi più distanti del dovuto, stanno solo simulando un rapporto intimo; in realtà si trovano nella sfera personale.

prossemica 3La distanza personale, da 50 a 120 cm c.a. dal nostro corpo. Indica una certa intimità, ma non il massimo livello. La visuale si fa più nitida, è ancora possibile toccare l’altra persona e percepirne il respiro, ma i recettori tattili non svolgono più una funzione primaria, mentre assumono molta importanza le mutazioni di colore della pelle e le espressioni del viso. In questa zona il tono della voce rimane basso ed è difficile cogliere l’odore “naturale” del nostro interlocutore.

La distanza sociale, da 120 a 240 cm c.a. dal nostro corpo. È più o meno la distanza di due persone che tendono il braccio per stringersi la mano e presentarsi. Infatti quella sociale è la zona della conoscenza o della deferenza lavorativa: è lo spazio che interponiamo fra noi e il negoziante, fra noi e il nostro datore di lavoro, fra noi e il tecnico che viene a fare un preventivo per dei lavori in casa nostra. In questo spazio entrano in gioco solo i recettori oculari e uditivi e la voce deve necessariamente aumentare il suo volume. Lo sguardo, la sua intensità e la sua direzione, assumono un ruolo fondamentale a questa distanza e riescono a comunicare molte informazioni al nostro interlocutore.

La distanza pubblica, da 240 cm a 7.5 m c.a. dal nostro corpo. Oltre gli 8 m, non si può parlare di rapporto interpersonale. Questa è la distanza del professore che parla alla sua aula, o dell’esperto che espone i risultati delle statistiche, o del direttore aziendale che comunica allo staff obiettivi e traguardi da raggiungere. A questa distanza la comunicazione verbale è fondamentale: i recettori impiegati sono prevalentemente quelli uditivi perché quelli visivi potrebbero essere impegnati nel prendere appunti. Questa zona richiede da parte dell’oratore una selezione più accurata delle parole e un tono di voce abbastanza alto.

Il nostro corpo rappresenta l’involucro che ci separa - ci protegge - dal resto del mondo e che ci consente all’occorrenza, di mettere le cose in prospettiva.

Lo spazio che ci circonda ha una forte funzione comunicativa se impariamo a riconoscerlo e a rispettarlo, potremo gestire meglio le quotidiane relazioni interpersonali in cui ci troveremo ad agire.