L'uomo e la natura: l'economia di sussistenza

Nelle economie occidentali l’idea che l’uomo, anziché recarsi al supermercato per fare la spesa,produca da sé ciò di cui ha bisogno per il proprio sostentamento appare quanto mai bizzarra. Nelmomento in cui l’individuo di una società industrializzata sente un bisogno, sa immediatamente dove recarsi per ottenere – senza troppi sforzi- ciò che desidera. Conosce a menadito ogni

supermercato del quartiere o piccolo negozio, sa quali sono i prodotti disponibili sul mercato e le varie fasce di prezzo, infine conosce i posti alternativi in cui recarsi nel caso in cui la spedizione d’acquisto si riveli infruttuosa.
In genere, l’unico vincolo che si pone dinnanzi all’individuo che sente un bisogno è quello economico: solo in tal caso, infatti, se il prezzo eccede la disponibilità economica del consumatore,questi è costretto a posticipare – o in taluni casi a rinunciare- all’acquisto. In tale contesto, tutto quello di cui abbiamo bisogno è davanti ai nostri occhi, in bella vista sugli scaffali dei supermercati al punto che, molto spesso, ci dimentichiamo che non sono i supermercati a produrre quei beni alimentari, bensì altri uomini. E tutto ciò grazie alla natura e a ciò che essa mette a nostra disposizione: frutta, verdura, legumi e tutte le risorse naturali che danno sostentamento all'uomo.

        supermercato

 


Per gli abitanti di una grande città la natura appare come qualcosa di pittoresco, da osservare in
qualche documentario trasmesso in televisione o quando si è in vacanza. Per molti altri popoli
invece, che hanno sviluppato una dipendenza molto più forte con l'ambiente circostante, la natura è
fondamentale per la loro stessa sopravvivenza. Sono popoli che vivono lontano dal mondo
occidentalizzato e consumista, in regioni troppo povere da contemplare l’esistenza delle grandi
catene di supermercati. Si tratta degli abitanti delle regioni dell’Africa sub-sahariana, del Sud-Est
asiatico, dell’India e di alcune parti dell’America Latina, dove la forma di economia prevalente, se
non esclusiva, è la cosiddetta economia di sussistenza.
Con il termine economia di sussistenza si intende una forma di sistema economico che non
contempla l’utilizzo del denaro. In questo contesto le risorse naturali, vale a dire tutto ciò che offre
la natura, è utilizzato come mezzo di sostentamento e di scambio (baratto). Le principali attività che
caratterizzano una economia di sussistenza sono: l’agricoltura, la pesca, la pastorizia, la raccolta e la
caccia.
Appare evidente, dunque, che questa forma di economia è molto vicina a quella praticata dai popoli
primitivi migliaia di anni fa. In tempi antichi, con lo sviluppo dei primi aggregati umani e delle
civiltà, l’economia di sussistenza è sopravvissuta fintanto che tutto ciò che veniva prodotto era
impiegato per il sostentamento del nucleo famigliare e della comunità. Pur non trattandosi mai,
comunque, di comunità totalmente isolate (gli scambi commerciali tra le varie comunità , seppur
sotto forma di baratto, erano praticati),tale forma di economia è definitivamente tramontata in
numerosi parti del pianeta quando l’uomo ha iniziato ad accumulare il capitale, ovvero con il
passaggio a un’economia di mercato.

 

            foto
Naturalmente, se la maggior parte del mondo presenta un un’economia di mercato e
industrializzata-, l’economia di sussistenza non è mai scomparsa definitivamente, bensì è
sopravvissuta in talune zone del pianeta, come accennato sopra.
In taluni casi ciò è stato causato da condizioni economiche molto deboli, scarso progresso tecnico,
povertà, analfabetismo che hanno limitato o impedito lo sviluppo industriale del paese. In questi
territori, dunque, l'economia di sussistenza è una necessità: coltivare la terra, cacciare, raccogliere
ciò che si trova in natura appare l'unico mezzo per sopravvivere, in mancanza di risorse
economiche. Naturalmente, i rischi per i popoli che si affidano completamente a un’economia di
sussistenza sono dietro l’angolo. In primis, quello di non riuscire a ricavare quanto necessario per
sopravvivere. Basta una carestia o un’altra catastrofe naturale, per compromettere il raccolto e
dunque la sopravvivenza dei componenti della comunità. In secondo luogo la difficoltà, in
un’economia di questo tipo, di reperire determinati beni che non possono- per una serie di evidenti
ragioni- ricavarsi dalla natura o essere auto-prodotti: si pensi ai farmaci, o ai libri destinati
all’istruzione dei bambini, solo per fare qualche esempio.

Vi sono però numerose comunità nel mondo che continuano a praticare un’economia di sussistenza

per motivi religiosi o filosofici. Tra queste comunità la più famosa è senz’altro quella Amish.

 

         amish
                                        Una tipica famiglia hamish


Tra i motivi che spingono ad affidarsi a un’economia di sussistenza vi è l’esigenza, particolarmente
sentita ai giorni nostri, di recuperare un rapporto più autentico e genuino con la natura. Il denaro ,
per i sostenitori di questa concezione, non è che uno dei tanti inganni della vita moderna che
allontanano dalla ricerca di sé stessi e di una vita autentica. Solo un’economia in cui viene prodotto
ciò di cui si ha bisogno permette di vivere in conformità con i valori fondamentali dell'esistenza.
E’ innegabile che i popoli che praticano un’economia di sussistenza hanno un rapporto più diretto
con la natura e soffrono meno dei disturbi dell’era moderna, quali lo stress e la depressione.
Se, naturalmente, l'idea di affidarsi a un'economia di sussistenza anche in una società
industrializzata è impensabile ed inattuabile, bisognerebbe tuttavia cercare, nel proprio piccolo, di
riscoprire il piacere e l'importanza di un contatto diretto con la natura. Iniziando, ad esempio, a
coltivare un piccolo orto o a produrre da soli taluni alimenti (come biscotti, marmellate, pane)
anziché acquistarli nei supermercati, con grandi benefici per il nostro portafogli ma senza dubbio
per la nostra salute.

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