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Libri

Conversazioni sulla moda

moda1Per tutti gli appassionati e/o i curiosi, oggi consiglierò un libro perfettamente affine e conforme al  settore moda, capace di approfondire tutte le connessioni ad ampi orizzonti culturali ai quali esso fa riferimento.

Curioso, affascinante, un libro dilettevole è  “Mai il mondo saprà – conversazioni sulla moda” di Quirino Conti. L’eclettico autore è architetto, scenografo, costumista e, appassionatosi all’alta moda dopo aver collaborato con Lattuada e Fellini, guadagna anche la felice definizione di “stilista occulto” da parte di  Natalia Aspesi.

Straordinaria risulta la capacità di Conti di esprimere suggestioni intellettualmente ricercate: da Cocteau a Paul Bowles, passando per le tradizioni Tuareg e Amish fino ad arrivare al revival neogotico. Tanto cresce la sua fama da procacciargli nel 1993 la copertina del “ New Yorker”.

Introducendo ogni capitolo con una citazione di Proust ( impagabile quella proposta in esergo all’opera: “sentivo che le cose stavano per mettersi male, e ripresi precipitosamente a parlare di vestiti” ), l’autore conduce i propri orizzonti sino all’alba dell’umanità per ricordarci, con un passo della “Genesi”, che fu Dio, consegnando ad Adamo ed Eva un paio di tuniche di pelle per uscire dal Paradiso, il primo grande stilista della storia.

moda2Da questa paradossale considerazione Conti prende le mosse per un accidentato e affascinante percorso, all’interno del quale il disegno dell’evoluzione storica della moda procede di pari passo con acute riflessioni sul perché essa rivesta tanta importanza nella vita delle persone.

Con una prosa raffinata, colta, scintillante, l’autore disegna i nessi storici che assistono alla trasformazione del sarto in couturier, della bottega in atelier e della moda in fabbrica, mutamento che avvalora la tesi di Mandeville: “La moda è la ruota che fa muovere il commercio”. La moda è un’avventura mondana dagli ampi orizzonti creativi che si estendono sino a raggiungere altri settori quali il cinema o il teatro. Lo stilista, visto non solo come creatore di abiti ma anche come artista, è spesso in bilico tra artigianato e industria, estro creativo e commissione, voglia di sprigionare tutta la sua ispirazione e necessità di adattarsi al mercato.

Un’opera edita Feltrinelli; indispensabile agli addetti ai lavori e un piacevole divertissement per tutti gli altri, un lavoro completo che si conclude con la definizione che Conti attribuisce alla moda stesa: “Neve che prende forma da ciò che ricopre”.

Il Pellegrinaggio in Oriente – Hermann Hesse (1877-1961)


pellegrinaggioinoriente1Die Morgenlandfahrt
è stato scritto da Hermann Hesse tra il 1930 e il 1932, anno della pubblicazione in lingua tedesca. Il racconto viene tradotto per la prima volta in italiano da Ervinio Pocar e pubblicato da Adelphi nel 1973 col titolo Il Pellegrinaggio in Oriente.

Come la maggior parte delle opere di Hesse, questo testo può essere letto a vari livelli. Una favola, un sogno, un viaggio nel tempo e nello spazio, un monologo interiore, una raccolta delle esperienze culturali e personali di un uomo che ha vissuto due guerre mondiali, che ha conosciuto molto presto la realtà delle cliniche psichiatriche e che ha deciso di sottoporsi alla psicanalisi.

La grandezza di questo autore emerge con forza ne Il Pellegrinaggio in Oriente e sta nel cogliere e nel riuscire a restituire al pubblico, una condizione dello spirito umano che è universale; che viene attraversata da ogni uomo o donna di ogni tempo e di ogni luogo. Certo non tutti si rendono conto di questo passaggio, non tutti lo accettano, non tutti ne soffrono, ma il momento della crescita avviene in ogni coscienza.

L’opera affronta il senso di profondo smarrimento e di vertigine che accompagna il momento in cui si sceglie di diventare grandi, si accetta questa condizione e si assumono le responsabilità di chi siamo diventati e degli errori che abbiamo fatto e che continueremo a fare. Emerge, dalle righe del testo, il momento in cui ci rendiamo conto di essere solo una goccia nel mare, dacché pensavamo di essere il sale del mare. Quel preciso momento in cui strappiamo il velo di Maya, in cui il grande artista o poeta, il Genio si rende conto che non riuscirà più ad entrare davvero in contatto con la Natura, non riuscirà più a raccontarla ad onorarla a trarne forza vitale e creativa perché quella compenetrazione dell’uomo con la Natura è stata interrotta irreversibilmente dalla scienza, dalla conoscenza e dalla consapevolezza.

Il momento in cui grazie a questa consapevolezza si riesce a trovare la serenità e la pace nella moderna condizione umana che attende tutti gli esseri umani senza distinzione alcuna. Il Pellegrinaggio in Oriente racconta questo momento e la sua ineffabilità, e apre la mente al più grande paradosso della vita umana.

«la prova portò il fratello H. fino alla disperazione, e disperazione è il risultato di ogni serio tentativo di comprendere e giustificare la vita umana. Disperazione è il risultato di ogni serio tentativo di sostenere la vita con la virtù, con la giustizia, con la ragione, e di soddisfare le sue esigenze. Al di qua di questa disperazione vivono i fanciulli, al di là i risvegliati.»

 

Non c’entra l’esperienza della guerra, non c’entrano l’orrore, la paura, l’ingiustizia suprema che hanno avuto nella vita di molti artisti e di Hesse in particolare solo la funzione di risveglio dal torpore dell’incoscienza e di quella allegria fittizia che caratterizza gli anni della giovinezza.

C’entrano piuttosto le radici culturali, il metodo educativo, i traumi infantili, le rotture con gli affetti familiari, le difficoltà dei rapporti interpersonali, l’incomunicabilità che apre la strada al fraintendimento. Tutte le tappe e le scosse emotive che scandiscono la vita di ogni persona, a cui nessuno può sottrarsi, ci costringono a delle scelte, ci spingono a prendere una posizione e spesso a cambiarla poco dopo, ci indirizzano verso dei valori che poi dobbiamo rivedere, ridisporre secondo nuove priorità o che a volte dobbiamo addirittura rinnegare.

Ogni volta che pensiamo di aver compreso un po’ di più del senso della vita, succede qualcosa per cui dobbiamo rimettere tutto in discussione, le nostre certezze, le nostre credenze, la nostra fede.

 

 Ciò che racconta Il Pellegrinaggio in Oriente è l’universalità del dolore che accompagna la ricerca dell’io, la collocazione – se mai ve ne fosse una – della coscienza umana nel mondo e infine l’accettazione serena della propria condizione e l’impegno di cercare – nonostante tutto – la via della felicità e della fiducia in noi stessi e nel genere umano.

Quest’opera registra e dipinge magistralmente la sensazione di non arrivare mai a destinazione, di essere sempre in viaggio. Perché per qualche strano motivo l’essere umano si affanna per tutta la vita cercando di arrivare da qualche parte, di raggiungere una qualche meta o una qualche condizione spirituale “definitiva” senza rendersi conto che la vera esperienza è il pellegrinaggio: la grandezza dello spirito umano sta nell’avere il coraggio di compiere una scelta, indipendentemente da quanto quella scelta sia quella giusta perché è il viaggio stesso che la rivelerà come giusta o sbagliata.

Questo libro racconta il pellegrinaggio di ognuno di noi, o meglio di chi si rende conto di intraprenderlo. È un racconto che chiunque può leggere, che offre molte chiavi di interpretazione e nessuna è più giusta delle altre. È un’opera che sussurra la via, che non urla il dramma che si cela dietro la decisione di intraprenderla. Hesse non vuole portare consapevolezza, a tratti cerca anche di preservare l’ingenuità per questo alcuni lettori vedranno ne Il pellegrinaggio in Oriente una piacevole lettura, altri una strana storia dalla trama sfuggente e a tratti incomprensibile; altri ancora ne rimarranno profondamente sconvolti.

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