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Viaggi

Vado in Australia... a fare il contadino!

vadoinaustraliaNegli ultimi anni torna ad essere forte l’emigrazione verso l’Australia, come successe negli anni ’50 e ’60. Coloro che oggi affrontano questo lungo viaggio sono soprattutto i giovani italiani laureati e non, che scelgono principalmente le città di Sidney, Melbourne e Perth.

L’opportunità che spinge molto spesso a recarsi in questo continente è il cosiddetto: visto vacanza lavoro, che non richiede nessuna dote particolare per poter essere ottenuto. Questo vistoinfatti permette, effettuando 88 giorni di lavoro nel settore primario, di ottenere il rinnovo per 12 mesi. I tre requisiti essenziali per ottenerlo sono: un’età compresa tra i 18 e i 30 anni; avere il passaporto di un Paese tra quelli riconosciuti (tra cui l’Italia); essere all’estero al momento della richiesta del visto.

Una risorsa importante per tutti coloro che partono, senza una forte conoscenza dell’inglese è illavoro nelle serre, nelle fattorie, o nei campi,che permette di diventarecontadini australiani.La terra è un’opportunità importante, ma allo stesso tempo richiede fatica e non ripaga con cifre esorbitanti le ore di lavoro passate sotto il sole. La paga finanzia il soggiorno, o per chi vuole prendersi un anno sabatico, la vacanza.

La politica australiana è molto restrittiva per quanto riguarda l’immigrazione, ma favorisce l’entrata di tutti coloro che possono essere utili all’economia del Paese.I lavori che sono richiesti vengono aggiornati due volte all’anno, su quella che viene definita la “Migration Occupations in Demanda List”.

Terminati i 12 mesi assicurati, se si vuole restare in Australia, l’unica soluzione è lo sponsorship. Ovvero, trovare un datore di lavoro che sia disposto a sponsorizzarvi davanti il Governo, in modo da farvi ottenere un visto di altri due anni. Questo può avvenire solo se si rientra in quelle occupazioni che scarseggiano in Australia e che sono maggiormente richieste.

Insomma, se si vuole provare un’esperienza diversa, visitare una nuova nazione e fare un lavoro che probabilmente in Italia nessuno farebbe, l’Australia offre una vera opportunità. Consapevoli però del fatto che quell’anno che si ha per imparare la lingua deve essere sfruttato al meglio, per poter poi ambire ad un lavoro diverso dal contadino, che possa permettere di continuare a vivere nella terra dei canguri!

Dalla Ciociaria al Canada:storia di un videomaker

 

dallaciociaria1Dario Lucarelli, era un giovane videomaker freelance, era un cameramen per un’emittente locale, era un ciociaro che viveva in una piccola realtà. Oggi Dario, insieme alla sua compagna, vive e lavora a Toronto, è un emigrato (anche se lui non si definisce tale) e ha avuto il coraggio di mettere in pratica quella famosa frase: “vado via…vado all’estero”.

La sua storia è forse simile a tante altre, ma a noi piace raccontarla, per infondere speranza a chi crede nel cambiamento, a chi invece di lamentarsi, prende un aereo e con tante difficoltà  va alla ricerca di meritocrazia, occupazione e nuove opportunità.

 

-Oggi cosa spinge un ragazzo ad andare all’estero, lasciare il proprio Paese e  la propria famiglia?

Quando il tuo paese non ti dà prospettive, quando perdi il lavoro o non vieni pagato per il tuo lavoro, guardare all'estero è un passaggio naturale. Non è facile, ma aprirsi al mondo significa aprirsi a tante possibilità che l'Italia non dà più. Fa pensare il fatto che quest'anno i 1000 posti disponibili per il programma IEC (International Experience Canada), che rilascia il famoso Working Holiday Visa, sono esauriti nel giro di poche ore. Non giorni...ore! Ad ogni modo io non mi sento un emigrato. Non ancora. Io e la mia ragazza stiamo prendendo questo "viaggio" come un'esperienza, con un inizio e una fine. Del resto il nostro permesso di lavoro dura solamente sei mesi.

-Quali sono le difficoltà burocratiche per restare in Canada?

Restare in Canada non è impossibile, ma molto molto difficile. Bisogna ottenere una sponsorizzazione da parte di un datore di lavoro. Questa sponsorizzazione deve essere vagliata dal governo tramite un LMO (Labour Market Opinion) e nel caso riceva esito positivo si ottiene un permesso di lavoro valido per 2/3 anni. In pratica chi vuole assumerci deve dimostrare di non aver trovato canadesi disponibili (o in grado) di fare quel lavoro.

-Prima di partire hai cercato dei contatti per lavorare e per trovare un appartamento? Oppure avevi già un appoggio quando sei arrivato?

Per quanto riguarda l'appartamento abbiamo cercato su siti come Airbnb (si trovano appartamenti per brevi periodi), Craiglist e Kijiji. Per il lavoro non avevamo cercato nulla prima di partire. E questo è un errore. È importante qui avere un network, conoscere tante persone, anche attraverso il volontariato e le internship. Quindi consiglio vivamente di iniziare a cercare lavoro, o comunque di iniziare a contattare aziende, prima della partenza.

-Hai trovato un lavoro? E se sì, in quanto tempo?

Ho trovato lavoro nel giro di pochi giorni in un ristorante italiano. Ho iniziato come tanti a fare il classico lavoro da dishwasher. Ma non bisogna affidarsi alla credenza comune secondo cui si impara l'inglese facendo il dishwasher. Senza un buon inglese trovare un lavoro discreto è davvero difficile. Non aiuta neanche la durata ridotta del Whv.

Ora inizia a muoversi qualcosa sul mio campo, ma ci vuole tempo. E il Whv non dà tempo.

dallaciociaria2-Il costo della vita è proporzionato a ciò che si guadagna?

Toronto è una città costosa. Chi lavora ce la può fare. Io ho la fortuna di stare insieme alla mia ragazza, in due è più facile. Rispetto all'Italia alcune cose costano di più, altre meno. Una voce importante della spesa è l'affitto, come in Italia del resto. Bisogna essere pronti a condividere un appartamento. In ogni caso penso di sì, il costo della vita è proporzionato a ciò che si guadagna.

-La difficoltà linguistica quanto conta?

Come già detto l'inglese è importantissimo. È la difficoltà più grande che abbiamo incontrato. Il Canada è davvero una terra piena di opportunità, ma per coglierle bisogna sapere l'inglese come se fosse la prima lingua.

-Ti aspettavi che fosse realmente questo il Canada che immaginavi, o sei rimasto deluso da qualcosa?

Dal Canada non sono rimasto deluso. Forse sono un po' deluso dal tipo di visto. Prima di partire non mi rendevo conto di quanto siano brevi sei mesi. Per il resto Toronto è una bella città e già svegliarsi in una metropoli, in un posto nuovo rispetto a Frosinone, è una soddisfazione.

E poi sia io che la mia ragazza siamo consapevoli che i sacrifici che facciamo stando qui verranno ripagati. Probabilmente non in Italia...ma il mondo è grande.

-Se dovessi dare un consiglio a chi sta pensando di andarsene, cosa gli diresti?

La cosa più importante: studiate l'inglese! Poi partite con un bel po' di soldi da parte e siate pronti a svolgere i lavori più umili! Niente di tutto ciò che farete andrà perduto.