Arte e Teatro

Sogno di una notte di mezza estate

La notte di mezz’estate è una notte magica e il titolo ne svela immediatamente l’atmosfera onirica, irreale anche se, come viene precisato, la notte in cui si svolge gran parte dell’azione è quella del calendimaggio, la celebrazione del risveglio della natura in primavera e non in estate. E’ comunque l’augurio di un risveglio gioioso. Ma è davvero così? Tre mondi si contrappongono: il mondo della realtà (quello di Teseo, Ippolita e della corte), il mondo della realtà teatrale (gli artigiani che si preparano alla rappresentazione) e il mondo della fantasia (quello degli spiriti, delle ombre). Ma i sogni alle volte possono trasformarsi in incubi: il dissidio fra Oberon e Titania che rivela a un certo punto un terribile sconvolgimento nel corso stesso delle stagioni, il rapporto tra Teseo e Ippolita, il conquistatore e la sua preda, la brutalità di certi insulti che gli amanti si scambiano sotto l’influsso delle magie di Puck. Sogno“Sogno di una notte di mezza estate”, scritta in occasione di un matrimonio, è come una serie di scatole cinesi. All’esterno dell’opera ci sono la sposa, lo sposo e il pubblico, all’interno le coppie, Teseo e Ippolita, Titania e Oberon e i quattro innamorati e nell’opera dentro l’opera, i teatranti, la vicenda di Piramo e Tisbe. In questo mondo stregato domina il capriccio, il dispotismo di Oberon che attraverso Puck gioca con i mortali e con Titania, per imporre il suo dominio.

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Gemme dell'impressionismo

GEMME DELL’IMPRESSIONISMO

Dipinti della National Gallery of Art di Washington

23/10/2013 – 23/02/2014

Museo dell’Ara Pacis

renoir

P.A. Renoir, Cogliendo I fiori, 1875

 

Per la prima volta in Italia, 68 dipinti della National Gallery of Art di Washington colorano le stanze del Museo dell’Ara Pacis di Roma, in una mostra interamente dedicata alle atmosfere ai paesaggi e alle note di rivoluzione che compongono l’arte degli impressionisti.

 

Paesaggi infiniti che diventano intimi rifugi per l’anima, gesti quotidiani immortalati da fugaci pennellate, ritratti carichi di emotività, e ancora, ballerine e nature morte, sono solo alcuni dei soggetti che animano le 5 sezioni della mostra Gemme dell’Impressionismo, vere e proprie gemme di pittura impressionista e postimpressionista esposte eccezionalmente al Museo dell’Ara Pacis fino al 23 febbraio. Il nucleo di opere che il Museo ospita proviene dalla collezione privata di Andrew W. Mellon, un influente banchiere americano appassionato d’arte, il quale avviò una delle collezioni d’arte europea più importanti al mondo, proseguita dai figli dopo la sua morte e oggi conservata , in seguito ad una donazione, alla National Gallery of Art di Washington.

V. Van Gogh, Campi di fiori in Olanda, 1883

 

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Arte Fiera Internazionale d'arte moderna e contemporanea

 

Arte Fiera 2014: l’arte invade Bologna che, dal 24 al 27 gennaio 2014, promuove una delle principali fiere internazionali d’arte Moderna e Contemporanea.

 

La 38° edizione di Arte Fiera si presenta già come un grande successo di presenze, con la notevole partecipazione di 172 Gallerie tra le più importanti nel panorama nazionale va a comporre così un evento culturale leader in Italia, dedicato agli appassionati e ai collezionisti d’arte, divenendo un punto di riferimento per il mondo dell’arte moderna e contemporanea. Gli storici Padiglioni n. 25 e 26 realizzati dall’architetto Benevolo, accoglieranno la rinnovata formula espositiva che quest’anno, mira ad un’impostazione più curatoriale rispetto agli anni precedenti, potendo così sempre più sostenere e promuovere il mercato italiano. Uno degli obiettivi principali dei direttori artistici Claudio Spadoni e Giorgio Verzotti, è proprio quello di riuscire a intercettare tutte le esigenze del mercato dell’arte, allargando così l’orizzonte in diverse direzioni, una di queste e forse la più significativa dell’edizione corrente è l’introduzione di una sezione riservata interamente all’arte della seconda metà dell’Ottocento. Una scelta che punta al confronto su antico moderno e contemporaneo, e che con grande coraggio va ad affiancare le semplici scene di vita quotidiana o i paesaggi rappresentati nei lavori di Hayez e Fattori all’impeto dei Macchiaioli, di Boldini o di De Nittis, sfatando così il mito, un po’ riduttivo, che mira a dividere nettamente il moderno dal contemporaneo. Arte Fiera inoltre “Lancia sonde verso aree politiche ancora sconosciute” spiega Giorgio Verzotti, ospitando dieci Gallerie provenienti dall’Europa dell’Est, e dedicando la mostra “ Arte Fiera Collezionismi – Il Piedistallo vuoto. Fantasmi dall’Est Europa” allestita presso il Museo Civico Archeologico di Bologna, alla scena artistica dell’area post-sovietica contemporanea. Non manca infine l’ampio spazio riservato alla fotografia, che propone i classici nomi come Henri Cartier Bresson, Werner Bishof o Robert Capa, e anche le nuove proposte sviluppando un percorso che va ad indagare il corpo, gli spazi, il viaggio e il non luogo, attraverso un ponte fra la fotografia storica e quella contemporanea. Un grande evento culturale che dimostra ogni anno di più come Bologna non sia soltanto una città che ospita semplicemente la cultura, ma la produce rinnovandosi di volta in volta.

Tragedia greca ed influssi moderni

Se analizziamo le condizioni originali in cui la tragedia greca veniva messa in scena, e in particolare il gioco tra l’artificio teatrale e l’ambiente naturale all’aperto in cui il teatro greco era collocato, come potremmo studiare il teatro greco, oggi, in modo tale da dischiudere il suo potenziale radicale? La tragedia greca pone i suoi protagonisti in situazioni letteralmente terrificanti, delle quali questi hanno piu’ o meno responsabilita’, dove molto e’ in gioco, e poi chiede loro di agire.

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Paolini.Essere o non essere,quando l'artista diventa ospite dell'opera

Prosegue  il vastissimo programma espositivo del MACRO che il 28 novembre ha inaugurato la mostra “Giulio Paolini. Essere o non essere”, un percorso monografico che per la prima volta si concentra su un tema ricorrente nella poetica di Paolini: l’interesse primario per l’autore e il suo rapporto con l’opera d’arte. Una presenza/assenza che assume le vesti di un “oracolo” che tenta di svelarsi nella sala bianca del MACRO di Roma, fino al 9 marzo, attraverso 14 opere datate tra il 1987 e il 2013

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L’artista è colui che accoglie un’eco, la ascolta, e ne diviene l’interprete perenne; un autore assente, un creatore che accetta la propria vocazione diventandone spettatore. Le composizioni di Paolini costituiscono le tracce di un cammino che rimanda alla nascita di un’opera d’arte, della quale l’autore non è un demiurgo bensì un intermediario che afferra la verità preesistente nell’opera e la rivela ai nostri occhi. Una rivelazione che si palesa nelle cinque stanze di “luce” che contengono i lavori, grandi spazi in cui lo spettatore entra in comunione con le opere stesse, guidato dalla presenza indiretta dell’artista, attende che il sipario si alzi e abbia inizio la rappresentazione. L’opera dunque si manifesta nell’istante iniziale della sua creazione, e Big Bang (1997-98) come un’allegoria della creazione, sottolinea l’inesauribilità dell’artista che attraverso il suo piano di lavoro si lancia nel tentativo di avvistare l’inafferrabile immagine di un’opera d’arte. Una scacchiera di tele orientate al recto o al verso compongono Essere o non essere ( 1994-95) il lavoro che dà il titolo alla mostra, un punto di eterno ritorno, un incrocio di diagonali che dispiega due figure maschili intente l’una a disegnare e l’altra ad osservare ciò che sta prendendo forma. Una trama che rimane aperta, un simbolismo ciclico sul continuo divenire che intesse le pedine all’interno del cantiere mentale dell’artista proiettandole nei luoghi infiniti della scacchiera, dell’arte. Il contatto tra l’autore e l’opera si materializza ai nostri occhi mediante l’installazione Immacolata concezione. Senza titolo / Senza autore (2007-08) per poi proseguire in un funambolesco tentativo dell’artista di avvicinarsi a quella “incognita” che la sua mano insegue, all’interno di un labirinto di plexiglas in cui una sua controfigura si limita ad alzare il sipario sulla scena, Contemplator enim (1992). Poco oltre l’Ospite, opera del 1999, si erge al centro della stanza L’autore che credeva di esistere (sipario:buio in sala), l’opera inedita pensata appositamente per la mostra. In una “camera ottica” di immagini in dissolvenza avviene la rievocazione di una sintesi, che “seppur illusoria “ si annuncia attraverso una matita che posta verticalmente su un tavolo diventa il perno della ricerca artistica dell’autore. La sedia rovesciata al suolo evoca la figura dell’artista, che rinuncia al ruolo “attivo” a favore di una “vocazione contemplativa” rendendo l’autore il primo spettatore di una creazione che si svolge tra gli intrecci geometrici di un passato destinato a compiersi in eterno. L’esposizione curata da Bartolomeo Pietromarchi è prodotta con la Whitechapel Gallery di Londra, dove proseguirà in una versione ampliata nel luglio 2014.

a cura di Bartolomeo Pietromarchi

29 novembre – 9 marzo 2014

MACRO

Via Nizza 138, Roma

+39 06 67 10 70 400

http://museomacro.org/it/giulio-paolini-essere-o-non-essere

 

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  1. Le origini del teatro

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