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a difesa del cittadino

Tfr in busta paga: se e perché conviene.

tfrL’anticipo del Tfr in busta paga, previsto nella Legge di Stabilità 2015, continua a far discutere, soprattutto per quanto riguarda la tassazione prevista, aspetto non ancora del tutto chiaro.La normativa sino a oggi permetteva due tipi di ‘investimento': lasciarlo in azienda oppure scegliere un fondo pensione.La misura dell’esecutivo ha sollevato qualche perplessità tra gli osservatori, a partire dalla modalità di applicazione. La domanda principale è: quale tassazione sarà applicata? L’argomento è delicato, perché secondo alcuni l’aumento in busta paga provocherebbe un incremento delle trattenute e il sostanziale annullamento dei benefici.

Il ministro dell’Economia Padoan ha chiarito l’aspetto, evidenziando che ci sarà un trattamento ordinario. Dunque, i lavoratori devono studiare bene la loro situazione personale per comprendere quanto convenga avere il Tfr i busta paga, al netto della consapevolezza che poi non avranno l’intera liquidazione alla fine del rapporto di lavoro. La decisione assunta, peraltro, è irrevocabile almeno fino al 2018.

I redditi compresi tra 15mila e 28mila euro registrerebbero un incremento di tassazione contenuto a 50 euro, mentre dopo quella soglia la situazione è molto diversa con 300 euro di perdita.I lavoratori, comunque, devono anche valutare un’altra questione: l’aumento del reddito comporta a una rivalutazione dell’Isee e quindi la possibile cancellazione di detrazioni fiscali.

Nella bozza della Legge di Stabilità si legge che il TFR in busta paga sarà"assoggettato a tassazione ordinaria e non imponibile ai fini previdenziali".Teoricamente dunque dovrebbe essere applicata la tassazione IRPEF ordinaria, il che non renderebbe così vantaggiosa la misura prevista, poiché la tassazione aumenta all’aumentare del reddito.

Attualmente l’aliquota prevista è compresa tra il 23 e il 26%, mentre sull’imponibile superiore a 15.000 euro scatta il 27%, che aumenta in base agli scaglioni di reddito e può arrivare fino al 43%.

Alla luce di ciò il TFR in busta paga conviene solo a chi ha un reddito compreso tra i 15.000 e i 20.000 euro all’anno, per gli altri si trasforma in un costo di lungo periodo.

Secondo le stime di alcuni consulenti del lavoro, riportate da Repubblica, l’anticipo del TFR in busta paga, esclusi coloro con il reddito suddetto, si tradurrà in un aumento di tasse. Un esempio: per redditi fino a 28.000 euro, si pagheranno almeno 100 euro in più di tasse, mentre coloro con reddito pari a 90.000 euro di reddito all’anno potrebbero pagare fino a 569 euro l’anno.

In sostanza per importi superiori a 15.000 euro l’anno il Governo ha stabilito che il maggiore importo, derivante da TFR, sarà tassato come parte integrante della retribuzione e quindi con l’IRPEF ordinaria.

C’è il timore inoltre che un maggior introito dovuto dall’anticipo del TFR in busta paga possa tradursi in minori agevolazioni in termini di mense, asili nido, tasse universitarie o Tasi.

Tuttavia dovrebbe esserci una clausola di salvaguardia per cui il reddito derivante dall’anticipo del TFR in busta paga possa essere escluso dal computo per l’erogazione del bonus da 80 euro (a cui da gennaio 2015 si aggiungerà il bonus bebè alle neomamme sempre pari a 80 euro).

Ricapitolando, il TFR in busta paga:

     sarà una misura sperimentale, operativa tra il marzo del 2015 e il giugno del 2018;

     sarà un’opzione volontaria, a scelta del dipendente (esclusi statali, lavoratori domestici, agricoli e dipendenti di aziende in crisi);

     sarà vincolante dal momento della scelta a giugno 2018;

     sarà un’opzione possibile anche per coloro che hanno già dato la propria adesione a fondi di previdenza integrativa.

Le modalità di erogazione del TFR in busta paga possono essere due:

     l’azienda può versare il TFR maturato in busta paga, in cambio degli stessi benefici che spettano oggi ai datori che lo versano alle forme di previdenza complementare;

     l’azienda può accedere al prestito bancario, su cui verrà emanato un Dpcm entro 30 giorni dal varo della Legge di Stabilità, in base alla convenzione Abi-Mef-Ministero del Lavoro. In questo caso il datore dovrà fare prima richiesta all’INPS della certificazione del TFR maturato dai dipendenti. La restituzione del prestito avverrà soltanto con il tasso di rivalutazione della quota TFR, quindi l’1,5% + lo 0,75% annuo dell’indice di inflazione.

 

Le aziende con meno di 50 dipendenti saranno supportate da un Fondo di garanzia INPS, finanziato con un contributo datoriale dello 0,2%, con una base di partenza pari a 100 milioni di euro.

TASI 2014: quanto, come e dove si paga

Immagine4Per molti italiani questo mese è prevista una scadenza importante: entro il 16 ottobre è previsto il pagamento della prima rata della Tasi, la nuova tassa sui servizi indivisibili comunali . Aosta, Monza, Milano, Agrigento, Alessandria, Avellino, Roma Asti, Bari, Barletta, Belluno, Cagliari, Campobasso, Catania, Catanzaro, Firenze, Cagliari, Cuneo, Chieti, Potenza, Foggia, Como, Pavia, Cesena, Padova, Trieste, Lecce, Lecco, Mantova, Lodi, Matera, Messina, Monza, L’Aquila: ecco alcuni dei Comuni interessati.

 

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